Acquisti online, arriva la “tassa pacchi”: cosa cambia per i consumatori
Con l’aumento degli acquisti online, si parla di una tassa sui pacchi che potrebbe entrare presto nell’ordinamento italiano. L’idea è quella di applicare un’imposta specifica alle spedizioni degli ordini effettuati tramite marketplace o shop online per contrastare il fenomeno della concorrenza fiscale tra vendite “fisiche” e vendite su Internet.
Secondo quanto spiegato dall’analisi di Altroconsumo, l’obiettivo sarebbe quello di ridurre il vantaggio competitivo di chi vende online rispetto ai negozi tradizionali, bilanciando così lo scenario commerciale.
Perché si parla di tassa sui pacchi
L’esigenza di una tassa sui pacchi nasce dal fatto che lo shopping online ha subito una crescita esponenziale, con un impatto anche significativo sul commercio tradizionale. Applicare un’imposta alle consegne potrebbe, nella visione di chi propone questa misura, contribuire a riequilibrare i costi tra commercio elettronico e fisico.
Tuttavia una simile misura solleva dubbi tra gli esperti e consumatori, che temono possibili effetti negativi sui prezzi finali e sulle spese di acquisto degli utenti.
Come funzionerebbe la tassazione
Il progetto di “tassa pacchi” non è ancora definito nei dettagli normativi, ma l’idea generale è di colpire le spedizioni legate agli acquisti online di beni di consumo. In pratica, ogni pacco consegnato potrebbe essere soggetto a una tassa specifica, da pagare da parte dell’e-commerce o forse del consumatore finale, a seconda del meccanismo deciso.
L’incasso derivante da questa imposta potrebbe essere utilizzato per finanziare interventi strutturali a sostegno del commercio locale, considerato in difficoltà dalla concorrenza delle vendite via Internet.
Le perplessità dei consumatori
Una tassa sui pacchi potrebbe avere ricadute dirette sui consumatori, soprattutto su chi utilizza frequentemente gli acquisti online per convenienza o per accedere a prodotti non disponibili sul territorio. Un aumento dei costi di spedizione potrebbe tradursi in prezzi più alti o in una minore convenienza rispetto alle attuali condizioni di mercato.
Inoltre, non è chiaro come verrebbe calcolata la tassa né chi sarebbe chiamato a sostenerla: se il venditore, il marketplace o il cliente finale. Questi nodi devono ancora essere sciolti nel dibattito politico.
Impatto su negozi tradizionali e online
Le ragioni alla base della proposta fanno riferimento alla volontà di sostenere i negozi fisici, che spesso non possono competere con i prezzi bassi dell’online. Tuttavia, alcuni economisti e operatori del settore avvertono che una tassa sui pacchi potrebbe disturbare l’intero ecosistema degli acquisti digitali, penalizzando anche chi ha beneficiato della comodità degli acquisti a distanza, soprattutto nelle zone meno servite dai negozi tradizionali.
Per ora la proposta è allo studio, e i dettagli sono ancora da definire, ma l’ipotesi di una “tassa pacchi” ha già acceso il dibattito tra consumatori, associazioni e istituzioni.
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