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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Antitrust multa Apple e Samsung, «obsolescenza programmata»: è la prima al mondo



Dieci milioni di multa alla Apple. Cinque invece alla Samsung. Il Garante italiano dei consumatori (l'Antitrust) colpisce i due giganti della telefonia che hanno imposto ai consumatori di scaricare aggiornamenti software colpevoli poi di rendere meno efficienti o mal funzionanti modelli di smartphone nuovi e costosi. Apple riceve una sanzione più alta perché non ha correttamente informato gli utenti, peraltro, della deteriorabilità delle sue pile al litio.

Le due aziende, dunque, hanno violato gli articoli 20, 21, 22 e 24 del nostro Codice del Consumo. Ed è la prima decisione al mondo che colpisce la "obsolescenza programmata" per la quale Apple, ad esempio, deve rispondere davanti ai tribunali francesi.

Dopo una lunga indagine, l'Antitrust ha accertato che gli aggiornamenti del software (firmware) «hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni» degli smartphone inducendo le persone a metterli da parte per comprare modelli ancora più nuovi, ancora più cari. 

I consumatori - bombardati dall'invito a scaricare i software, privi di informazioni adeguate - si sono ritrovati dunque con aggiornamenti di sistema che i loro smartphone non erano in grado di gestire. Non solo. Questi dispositivi mancavano di una funzione che permetesse di tornare indietro al precedente software

Samsung realizza questa pratica illegittima dal maggio 2016. Bersaglio degli aggiornamenti selvaggi è il modello Note 4 (immesso sul mercato nel settembre 2014). I proprietari del Note 4 sono indotti «ad installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti per il Note 4 dovuti alle maggiori sollecitazioni dell'hardware», dice il Garante.

Quando gli utenti si accorgono che il Note 4 non funziona più, in molti casi vanno nei centri di riparazione dove vengono richieste somme importanti per rimettere le cose a posto. 

Apple si muove dal settembre 2016. Bersaglio stavolta sono le persone che hanno un modello allora nuovo di iPhone (6, 6Plus, 6s e 6sPlus e 6s/6sPlus che sono sul mercato dall'autunno del 2014 e del 2015). I proprietari sono spinti a installare il sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7.

Non vengono informate, queste persone, «delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti - tipo spegnimenti improvvisi - che tale installazione avrebbe potuto comportare. Per limitare tali problematiche, Apple ha rilasciato, nel febbraio 2017, un nuovo aggiornamento (iOS 10.2.1), senza tuttavia avvertire che la sua installazione avrebbe potuto ridurre la velocità di risposta e la funzionalità dei dispositivi». 

«Inoltre, Apple non ha predisposto alcuna misura di assistenza per gli iPhone che avevano sperimentato problemi di funzionamento non coperti da garanzia legale, e solo nel dicembre 2017 ha previsto la possibilità di sostituire le batterie ad un prezzo scontato».

Cupertino si macchia di un'altra colpa (violando l'articolo 20 del Codice del Consumo). Fino a dicembre 2017, «non ha fornito ai consumatori adeguate informazioni su alcune caratteristiche essenziali delle batterie al lito, quali la loro vita media e deteriorabilità, nonché circa le corrette procedure per mantenere, verificare e sostituire le batterie», in modo da conservare la piena funzionalità dei dispositivi.

Entrambe le imprese dovranno pubblicare sulla pagina in italiano del proprio sito internet un "mea culpa" che informi della multa e rimandi al provvedimento dell'Antitrust italiano, che in questa indagine si è avvalsa del Nucleo speciale della Guardia di Finanza.

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