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Voli cancellati e caro carburante: cosa devono sapere i consumatori

Il caro carburante torna a incidere sul trasporto aereo e rischia di avere effetti concreti per chi viaggia: voli cancellati e maggiore incertezza nelle prenotazioni. Ma c'è anche un aspetto inatteso Il paradosso dei prezzi Il quotidiano economico  Financial Times  ha condotto un'indagine approfondita analizzando le oscillazioni dei prezzi registrate sulla piattaforma  Google Flights . Questi numeri evidenziano una realtà sorprendente per il periodo compreso tra il  9 aprile e il 6 maggio . Le quotazioni per i viaggi di luglio verso le coste meridionali risultano  in calo su 27 delle 50 rotte principali del continente . Degno di nota è il collegamento tra  Milano e Madrid , soprannominato lo "scalo del paradosso" per l'entità del ribasso, dove la diminuzione tocca  punte del 44% . Anche altre direttrici fondamentali come  Londra-Nizza  o  Manchester-Palma  subiscono contrazioni comprese tra il  10% e il 15% . Tale manovra ...

L'allarme di Oxfam: concentrazione dei profitti nelle mani di chi vende, a scapito di chi produce



Il 50 per cento del prezzo ai supermercati, meno del 5 per cento a lavoratori e produttori. Ecco perché chi lavora la terra viene pagato pochissimo, e conduce un'esistenza spesso ai limiti della sopravvivenza. Questo negli scaffali dei supermercati non si vede, lì si vedono solo i prodotti, presentati nel miglior modo possibile, pronti per l'acquisto. Ma l'Oxfam non si stanca di denunciarlo: oggi pubblica il rapporto "Maturi per il cambiamento", uno studio che analizza le politiche di alcune tra le maggiori catene di supermercati in Europa e negli Stati Uniti.

«I piccoli coltivatori e i lavoratori nella stragrande maggioranza dei casi vivono in povertà», spiegano i ricercatori dell'Oxfam. Per esempio per i produttori su piccola scala di tè indiano o di fagiolini verdi del Kenya «il guadagno medio è pari a meno della metà di quanto sarebbe loro necessario per condurre una vita dignitosa», e per le donne il divario è ancora più svantaggioso.

Ma per trovare guadagni da fame e condizioni di lavoro pesanti e ingiuste non bisogna arrivare necessariamente in Africa. Noi la nostra Africa ce l'abbiamo nelle nostre campagne: «Ci trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica minacciano di non chiamarti più», racconta una lavoratrice italiana. Sì perché poi gli sfruttati dei campi agricoli italiani non sono soltanto lavoratori extracomunitari o comunque stranieri, sono anche italiani: alcuni anni fa destò una profonda impressione la morte per fatica di una bracciante agricola italiana, di 49 anni, madre di tre figli, Paola Clemente. «Lavoriamo dalle 6 del mattino alle 6 di sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al giorno. - racconta un bracciante del Mali che lavora nelle campagne del Mezzogiorno d'Italia - Possiamo fermarci solo dieci minuti per mangiare».

I guadagni sono bassi, di gran lunga più bassi rispetto ai minimi sindacali. Ma d'altra parte per chi cerca una sistemazione migliore, percorrendo strade legali alternative ai caporali, rivolgendosi per esempio a un'agenzia interinale, c'è l'ostracismo: l'offerta è molta, i proprietari terrieri possono permettersi di scegliere tra chi si accontenta e chi vorrebbe lavorare secondo la legge. Il focus sull'Italia è contenuto in un altro rapporto presentato oggi da Oxfam e redatto insieme alla onlus Terra!.

In Italia si stima che i lavoratori irregolari in agricoltura, vittime attuali o potenziali del capolarato, siano almeno 430.000. Spesso lavorano almeno 12 ore al giorno, e vengono pagati tra i 15 e i 20 euro al giorno, ben al di sotto del minimo legale di 47 euro.

«La legge sul caporalato, approvata con voto unanime dal Parlamento nel 2016, è un atto di civiltà frutto del lavoro che associazioni e sindacati hanno svolto in questi anni. - dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra! - Adesso occorre lavorare a misure di trasparenza delle filiere per prevenire lo sfruttamento in agricoltura. Dall'etichetta narrante dei prodotti alimentari all'elenco pubblico dei fornitori, le nostre proposte sono sul tavolo: partiamo da qui invece di svuotare la legge 199, come sembrano intenzionati a fare il Ministro dell'Interno Salvini e quello dell'Agricoltura Centinaio».

Anche perché se non si interviene sulle filiere, sulla trasparenza, si favorisce la grande ingiustizia: la concentrazione massiccia dei guadagni nelle mani di chi vende, piuttosto che di chi produce. Nel 2016 «le prime otto catene di supermercati Usa quotati in borsa hanno incassato quasi 1.000 miliardi di dollari, - denunciano i ricercatori di Oxfam - generando 22 miliardi di profitti e restituendo 15 miliardi agli azionisti. Solo il 10% dei dividendi distribuiti dalle tre maggiori catene di supermercati negli Stati Uniti nel 2016, basterebbe a garantire un salario minimo a 600 mila lavoratori tailandesi nel settore della trasformazione dei gamberetti».

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