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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Imu & Tasi: ultime ore per pagarle!



Ultime ore per il versamento della prima rata dell'Imu e della Tasi. La tradizionale scadenza del 16 giugno quest'anno è slittata due giorni più tardi visto che il 16 giugno quest'anno cadeva di sabato. Dai conti dei contribuenti alle casse dei comuni saranno trasferiti circa 10 miliardi di euro. Secondo i calcoli della Uil, infatti, l'entrata a fine anno sarà di 20,4 miliardi. Il pagamento interessa 25 milioni di proprietari di immobili (il 41% dei quali dipendenti e pensionati). Nei capoluoghi di provincia l'esborso medio sarà di 1.070 euro totale per una seconda casa (535 euro per l'acconto) con punte di oltre 2.000 euro nelle grandi città. L'Imu-Tasi sulle prime case di lusso costerà mediamente 2.610 euro. Circa 3,5 milioni di proprietari di seconde case pagheranno l'acconto sulle pertinenze (garage e cantina) con un costo medio annuo di 56 euro (28 per l'acconto). I requisiti restano gli stessi previsti lo scorso anno. Ecco una mini-guida.

PROPRIETARI ALLA CASSA
Sono chiamati a pagare l'Imu e la Tasi i proprietari e i titolari di diritti reali sugli immobili, con esclusione dei proprietari di prima casa che dal 2017 non pagano nemmeno la Tasi. Rientrano comunque nella tassazione le "prime case" di lusso delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. L'appuntamento vale anche per gli affittuari solo se l'immobile non è utilizzato come prima casa. Si paga anche sui terreni, ma non su quelli agricoli. L'imposta relativa all'alloggio del portiere e delle parti comuni è versata dall'amministratore di condominio e addebitata ai singoli condomini.

QUANTO SI PAGA
La prima rata dell'Imu e della Tasi per il 2018 è, in molti casi, facile da calcolare. Per chi non ha registrato cambiamenti rispetto al 2017, basterà pagare il 50% dell'imposta versata l'anno precedente. Ma bisogna tener conto che le imposte si pagano in base ai mesi reali di possesso (si considerano tali i periodi superiori ai 15 giorni): quindi se si è acquistato un immobile ad aprile, l'importo dovrà essere commisurato solo a tre mesi (e non a sei). Lo stesso vale per la base di calcolo: se il possesso o una modifica, ad esempio da prima a seconda casa, sono cambiati nel corso del 2017, sarà necessario ricalcolare l'imposta piena per l'intero 2017 e poi suddividerla a metà. È anche possibile pagare l'intero importo del 2018. Ma in questo caso bisogna tener conto delle aliquote e degli sconti adottati dai comuni nel 2018.

GLI IMMOBILI IN AFFITTO
Per gli immobili dati in affitto è previsto che una quota della Tasi, tra il 10 e il 30%, venga pagata dal conduttore se non la utilizza come prima casa: in ogni caso, quest'importo, anche se non dovuto o non pagato dall'affittuario, non va versato dal proprietario. Se il Comune non indica la quota dell'inquilino, questa si considera al 10%.

GLI SCONTI, DA CANONI CONCORDATI A COMODATO

Due sono le categorie di sconti previste in generale (alle quali i comuni possono aggiungere tipologie differenziate). La prima vale per gli affitti a canone concordato che possono abbattere l'imposta del 25%. La seconda è il dimezzamento dell'imposta nel caso in cui l'immobile viene concesso ai parenti in linea retta entro il primo grado che la utilizzano come abitazione principale. Ma per ottenere questo sconto è necessario che ci sia un contratto di comodato d'uso. In questo caso a pagare sarà il possessore perché per l'utilizzatore è un'abitazione principale.

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