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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Almeno 20 giorni fra uno sciopero e l'altro, la Commissione di garanzia a salvaguardia dei diritti degli utenti


Fonte: Ansa
Addio scioperi a raffica di metro e bus. Molto presto la "tregua" tra un'agitazione e l'altra dovrà essere di almeno 20 giorni e gli utenti dovranno essere informati sui rischi che corrono realmente di non riuscire a prendere i mezzi pubblici in caso di stop. Sono le principali novità che la Commissione di garanzia sullo sciopero ha introdotto all'accordo raggiunto, dopo 16 anni di mancate intese, da associazioni datoriali del trasporto pubblico e sindacati. Il Garante Giuseppe Santoro Passerelli spiega che «l'obiettivo è porre un limite al fenomeno degli scioperi a rotazione», ma i sindacati insorgono sia per le modalità con cui è stata presa la decisione che per il suo contenuto. Il nuovo regolamento, definito "provvisorio" ma che resta in vigore fino a successivo ed eventuale accordo tra le parti, è in corso di emanazione ma si basa su una delibera di marzo della stessa Commissione dalla quale è possibile ricavare le parti salienti. È proprio scorrendo la delibera che si evince come sia stata la stessa Commissione a invitare le parti a sedersi attorno a un tavolo per concordare una nuova disciplina vista la «sempre maggiore frammentazione sindacale che ha comportato un incremento significativo delle azioni di sciopero».
Dopo molti mesi di discussione le parti sono finalmente arrivate a un accordo, nel complesso accolto dalla Commissione, che però ha deciso di inserire anche alcuni importanti elementi di novità. La prima è proprio quella del raddoppio dell'intervallo tra un'agitazione e l'altra, portato da 10 a 20 giorni per garantire "i diritti degli utenti" e «riequilibrare l'eccessiva compromissione del godimento dei diritto dei cittadini alla libertà di circolazione». Una novità, questa, che non potrà che ridurre il numero di agitazioni, come ha spiegato Santoro in un'intervista al Messaggero: «Si asciugherà - ha spiegato - il fenomeno delle agitazioni che quasi sempre vengono indette da sindacati con pochi iscritti». La nuova norma, attacca però Antonio Piras (Fit-Cisl), potrebbe rivelarsi un boomerang: «Non agisce sulle cause dei problemi ma sugli », «non dimezzerà gli scioperi ma inasprirà il conflitto. Molto probabilmente il sentimento di disagio che scaturirà fra i lavoratori del settore farà nascere ancora nuovi sindacati». Critiche arrivano anche da Cgil e Filt, secondo cui è stata scelta la strada «censura e dell'imposizione» e che non si può pensare che «un semplice calcolo ragionieristico possa mettere freno ad un complicato argomento di discipline giuridiche e costituzionali». La seconda novità è quella relativa alle informazioni che le aziende coinvolte in uno sciopero dovranno dare agli utenti: in particolare, dovranno fornire i dati sull'adesione alle ultime agitazioni delle sigle sindacali che hanno indetto lo stop, per far capire quali reali rischi i cittadini corrano di non riuscire a prendere il bus o la metro.

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