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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Formaggi e salumi italiani sotto attacco. Coldiretti: "Si legalizzano i tarocchi doc"



Fonte: Libero.it

I grandi taroccatori delle eccellenze alimentari italiane festeggiano. Grazie ai trattati che l' Unione europea ha già firmato e a quelli che si appresta a sottoscrivere, le imitazioni di salumi, formaggi e vini hanno la patente di legittimità. A rilanciare l' allarme è la Coldiretti che alla Fieragricola di Verona, apertasi ieri, ha presentato una galleria degli orrori alimentari. Con i tarocchi più diffusi delle nostre specialità. La novità di questi giorni, è che le imitazioni dispongono o disporranno a breve di una legittimazione ufficiale. Pesantissima, per noi. Il meccanismo che assegna questa «patente» di libera circolazione, è contenuto negli accordi commerciali negoziati dall' Unione europea. A cominciare da quello col Canada, il Ceta, ratificato nel febbraio 2017 ed entrato in funzione anche senza il disco verde di tutti i Parlamenti nazionali. A cominciare dal nostro. 

Tutele solo parziali - In pratica i canadesi hanno riconosciuto una tutela parziale ad alcune delle nostre indicazioni geografiche, Dop e Igp: in tutto 29 sulle 291 protette in Europa. Ma hanno avuto in cambio il sì della Ue per continuare a produrre le loro copie. Gli entusiasmi iniziali di alcuni produttori italiani, felici di poter esportare Oltreoceano i campioni del made in Italy a tavola, si sono frantumati contro una ulteriore furbata, nascosta negli allegati al trattato: a decidere cosa importare e in quali quantità in Canada sono organismi vicini ai produttori di formaggi e salumi locali. E i costi per ottenere le licenze assomigliano da vicino ai vecchi dazi. In definitiva l' accordo si sta rivelando una sonora fregatura. Tanto che anche il numero uno di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, si è unito alla proteste degli agricoltori, chiedendo all' Unione europea di non ratificare l' accordo fotocopia col Giappone, «a meno che non si riescano ad apportare delle correzioni capaci di tutelare i nostri formaggi Dop». L' accordo col Mercosur rischia di nascere perfino peggio. I negoziatori europei, nella trattativa tuttora in corso, hanno accordato ai Paesi sudamericani aderenti - Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela - le stesse concessioni sui tarocchi locali fatte ai canadesi. In più hanno aggiunto un contingente di 90mila tonnellate di cane bovina a dazio zero, e 100.000 tonnellate di carne di pollo brasiliana, ugualmente esente da tariffe che l' Europa si impegna a importare annualmente. Quantitativi capaci di deprimere i prezzi all' origine delle carni rosse e bianche e mettere in crisi i nostri allevatori. Senza contare le perplessità suscitate dai recenti scandali con derrate alimentari avariate in arrivo proprio dal Brasile.

Coltivatori e industria - «È inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall' Unione europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale», ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, constatando con soddisfazione «che anche l' industria alimentare italiana, con Federalimentare, si sia unita al nostro allarme prendendo posizione contro trattati che svendono l' identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori».
Sulla carta c' è ancora spazio per intervenire. Il Ceta non è mai stato ratificato dal nostro Parlamento. E se dopo le elezioni dovesse arrivare un «no» in aula, l' intesa col Canada potrebbe anche saltare. Gli accordi con l' Impero del Sol levante e con il Mercosur, addirittura, devono ancora passare al vaglio del Parlamento Ue.
Purtroppo gli unici Paesi interessati a tutelare le proprie eccellenze alimentari sono Italia e Francia.
Mentre Germania e alleati - Olanda, Danimarca, Polonia e Paesi Baltici - spingono per un' intesa ad ogni costo. Nella prospettiva di poter aumentare le esportazioni di cibi a basso prezzo e di scarsa qualità. Sulla pelle dei coltivatori e pure dell' industria alimentare tricolore.

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