Nutri-Score, i dati francesi e il “tabù” italiano
Il dibattito sul Nutri-Score continua a dividere l’Europa, ma mentre in Francia i risultati del sistema di etichettatura nutrizionale sono ormai oggetto di studi e monitoraggi pubblici, in Italia mancano ancora dati ufficiali comparabili.
Confrontando i due approcci nazionali, emerge come la discussione italiana resti fortemente politica più che basata su evidenze scientifiche disponibili.
In Francia dati disponibili e monitoraggio continuo
In Francia è stato introdotto il Nutri-Score come sistema volontario di etichettatura front-of-pack per aiutare i consumatori a valutare rapidamente la qualità nutrizionale degli alimenti attraverso una scala a colori e lettere.
Nel Paese transalpino sono stati raccolti negli anni dati concreti sull’impatto del sistema:
- il Nutri-Score è stato adottato da numerose aziende;
- sono stati condotti studi per valutare cambiamenti nelle ricette dei prodotti;
- è stato analizzato il comportamento dei consumatori davanti agli scaffali.
I risultati francesi indicano che l’etichetta ha incentivato diverse imprese a riformulare gli alimenti per ottenere valutazioni nutrizionali migliori.
Il nodo italiano: pochi numeri e molte polemiche
In Italia il Nutri-Score è diventato un tema fortemente ideologico.
Nel dibattito pubblico italiano infatti si parla molto degli effetti negativi ipotetici sul Made in Italy; si citano raramente dati scientifici comparabili; manca un’analisi nazionale sugli effetti reali di sistemi analoghi.
Proprio questa assenza di dati viene definita un vero e proprio “tabù”: senza sperimentazioni o monitoraggi, non è possibile verificare empiricamente le critiche rivolte al sistema.
Il punto aperto
Il tema resta dunque irrisolto.
Finché non verranno prodotti dati italiani comparabili a quelli francesi, conclude l’analisi riportata dal Fatto Alimentare, il dibattito sul Nutri-Score rischia di restare fermo su posizioni contrapposte più che su risultati misurabili per la salute pubblica e per le scelte dei consumatori.
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