Passa ai contenuti principali

In primo piano

Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

McKinsey: l’inflazione pesa ancora sul settore alimentare

 


Il quadro del settore alimentare europeo che emerge dalla ricerca “State of grocery Europe”, realizzata da McKinsey in collaborazione con EuropeCommerce, mette in luce l’impatto dell’inflazione sul comparto alimentare nel corso del 2022.

Partendo da interviste condotte con 12.000 consumatori in 11 Paesi europei e oltre 50 dirigenti della fliera in 20 Paesi, lo studio sottolinea come la corsa dei prezzi abbia, da un lato, messo in difficoltà le famiglie, costrette a ridurre drasticamente gli acquisti. Dall’altro, la fiammata inflazionistica ha messo sotto pressione i margini degli operatori, che hanno dovuto fare i conti con vendite in calo in termini di volumi e forniture più costose. Il quadro sembra però in miglioramento, nonostante la fiducia dei consumatori non sia ancora tornata ai livelli pre-Covid.

«Il tasso d’inflazione nell’Unione europea è passato dal 2,9% del 2021 al 9,2% del 2022, raggiungendo un picco dell'11,5% a ottobre – spiegano gli esperti di McKinsey - L'inflazione alimentare è stata persino più alta: in alcuni Paesi è stata addirittura il doppio del dato complessivo. La situazione economica delle famiglie ha subito una pressione significativa poiché le spese sono aumentate molto più rapidamente del reddito disponibile e i consumatori hanno reagito riducendo le spese». Nel complesso, le vendite di generi alimentari in Europa sono cresciute dello 2,9% nel 2022 rispetto al 2021, un aumento dovuto esclusivamente alla componente dei prezzi (+10,7%), mentre i volumi sono scesi del 3,6%.

La ricerca sottolinea come i discount siano stati i veri vincitori del 2022: hanno guadagnato l’1,4% in termini di quota di mercato, favoriti da una crescita sostenuta delle aperture di nuovi punti vendita, la ripresa post-pandemica e una maggiore attenzione ai prezzi da parte dei consumatori.

«A causa dell'inflazione dei costi, dei volumi inferiori e dei clienti più sensibili ai prezzi, i margini di molti rivenditori di generi alimentari europei sono stati sottoposti a forti pressioni - prosegue lo studio - Tra il 2019 e il 2022, il margine medio degli operatori europei è diminuito di tre punti percentuali».

Nel complesso, la fiducia dei consumatori è in fase di recupero grazie al rallentamento dell’inflazione. Nel dettaglio, il dato di febbraio è stato il più alto (-20,6) dall'inizio della guerra in Ucraina, anche se ancora lontano dai livelli pre-guerra (-10,9) e del gennaio 2019 (-5,9).

Quanto alla fiducia fra i dirigenti del settore alimentare, il 44% degli intervistati da McKinsey prevede che il 2023 sarà peggiore del 2022 e un altro 33% ritiene che sarà difficile come il 2022, a fronte di un misero 23% che pensa che le cose andranno meglio.

 

Commenti

Post più popolari