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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Aumenti del prezzo della pasta. Allarme dall’Unione dei consumatori


La guerra delle famiglie contro i carrelli costosi inizia con la pasta. L'Unione Italiana dei Consumatori denuncia che dal mese di giugno del 2021 fino ai giorni attuali, il prezzo della pasta è aumentato di circa il 37%. L'associazione studia nuove denunce all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all'Agenzia di Giustizia Penale per possibili violazioni dell'andamento dei listini al dettaglio: «È necessario - scrive il Codacons - verificare se vi siano anomalie sul mercato tese a mantenere elevati i prezzi al dettaglio di un prodotto molto presente sulle tavole degli italiani». Inoltre, secondo il Codacons, l'aggiunta di pratiche ipotetiche e speculative sulle merci potrebbero costituire un cancello anticoncorrenziale. 

C'è una battaglia aperta per i costosi maccheroni in questo momento. La Coldiretti, secondo quanto riportato dai dati Istat Coeweb, ha gettato pochi giorni fa la sua prima pietra nello stagno, denunciando che, mentre i pagamenti del grano duro agli agricoltori sono diminuiti del 30% l'anno scorso, il prezzo della pasta è aumentato del 18% nello stesso periodo. Al tavolo degli imputati, gli industriali si sono subito mobilitati per difendersi, soprattutto dall'accusa di speculazione: «Il grano ha prezzi troppo fluttuanti e non l'industria della pasta a determinare il prezzo del grano duro, a farlo è il mercato globale con meccanismi e quotazioni internazionali», ha annunciato qualche giorno fa Riccardo Felicetti, Presidente dei pastai dell'Unione Italiana Food

I produttori sottolineano poi che il grano duro e la semola incidono significativamente sul costo finale della pasta, considerato un prodotto mono ingrediente, ma bisogna anche fare i conti con altre voci di costo come energia, imballaggio e trasporto. 

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