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Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

I rischi di staccare il contacalorie per risparmiare sulle bollette

 


Mai come quest'anno il meteo è fondamentale per la tenuta dell’economia. Il freddo e la neve di questo inverno stanno provocando un aumento dei consumi energetici e conseguenti incrementi dei costi. Staccare il contacalorie per risparmiare sulle bollette: questa è l'ultima frontiera dei furbetti dei termosifoni. «Tanto chi mi controlla? Se lo stacco, è come se non consumassi». Il contabilizzatore di calore, questo è il nome tecnico, è uno strumento che, applicato sulla superficie del radiatore, riesce a registrare il reale consumo energetico, permettendo all’unità immobiliare collegata a un impianto centralizzato di pagare sul reale consumo. Ad imporne l'uso il decreto legislativo 102/2014.

Quali sono le conseguenze giuridiche per i trasgressori? «Il condomino che nella sua abitazione rimuove il contacalorie rende impossibile una corretta ripartizione delle spese». spiega l’avvocato penalista Marcello Bana, partner dello Studio Bana. Nel caso in cui non fosse possibile risalire ai reali consumi, il condominio può intervenire effettuando l’addebito dell’anno precedente o ricorrendo al metodo dei millesimi.

L'avvocato spiega inoltre a quali rischi penali vanno incontro i furbetti. «Si potrebbe ipotizzare a suo carico, quantomeno sotto il profilo del tentativo, il reato di furto previsto dell’art. 624 del codice penale, che sanziona con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 164 a 516 euro “chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto”», prosegue il legale. Il comma due dell’articolo citato considera “cosa mobile” ogni tipo di energia che abbia valore economico. 

Nel caso in cui il contacalorie venisse rotto di proposito, quali le conseguenze? «In questo caso potrebbe essere contestata la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 625 codice penale, che comporta un aumento di pena da 2 a 6 anni e la multa da 927 a 1500 euro».

Infine, ci si chiede "Chi può controllare?" «Generalmente il controllo è in mano all'amministratore o ad un soggetto da lui delegato», spiega l'avvocato. E quali sono gli strumenti per intervenire? «L'assemblea condominiale deve deliberare, quale persona offesa, l'eventuale querela a carico del condomino (nel caso di reato aggravato sarà sufficiente la denuncia da parte dell'amministratore essendo il reato perseguibile d'ufficio)» conclude Bana.

 

 

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