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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Pos o Contante? Il dilemma dei commercianti

 


 Sui conti dei commercianti pesa più il contante o la quota che si paga accettando il pagamento con una carta di credito o un bancomat? Dai negozi il dibattito rimbalza fino alle stanze delle istituzioni economiche.

A rilanciare il tema è la Banca d’Italia, secondo cui, considerati i costi legati alla sicurezza, furti, trasporto e assicurazione, agli esercenti costa di più il contante che non il pagamento con carta.

«Con riferimento agli oneri legati alle transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici – ha detto Fabrizio Balassone di Bankitalia – è opportuno ricordare che anche il contante ha costi legati alla sicurezza (come quelli connessi con furti, trasporto valori, assicurazione). Nostre stime relative al 2016 indicano che, per gli esercenti, il costo del contante in percentuale dell'importo della transazione è superiore a quello delle carte di debito e credito»

Tuttavia, i commercianti ribadiscono che per rendere realmente convenienti gli strumenti elettronici, bisognerebbe tagliare costi e commissioni. «Non siamo contrari all'uso delle carte», afferma Lino Stoppani, presidente di Fipe Confcommercio, che sottolinea tuttavia come ad esempio per certi micropagamenti non ci sia convenienza economica perché spesso commissioni e costi fissi pesano come zavorre soprattutto sulle piccole attività che hanno poco potere contrattuale, o su alcune tipologie di prodotti ed esercizi come benzinai, tabacchi e giornalai.

Sia Confesercenti che Confcommercio concordano anche sul fatto che i costi di gestione del contante sono più un aspetto "macro" che non interessa direttamente i piccoli esercizi commerciali per i quali l'eventuale problema è rappresentato semmai dal pericolo di rapine o di banconote false.

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