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Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

Agricoltura minacciata dalla siccità

 


Il dimezzamento delle piogge durante quest’anno ha avuto un impatto devastante sulle produzioni nazionali che segnano cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, meno 20% per il latte nelle stalle con le mucche stressate dal caldo afoso, meno 30% per il frumento duro per la pasta nelle regioni del sud che sono il granaio d'Italia, cali per oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, crolla di 1/3 la produzione di riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”.

La Coldiretti, in merito alle dichiarazioni del premier Mario Draghi, afferma che il piano siccità serve per salvare le 300mila imprese agricole che si trovano nelle aree più danneggiate dall’emergenza siccità e assicurare la produzione agroalimentare del Paese, in una situazione dove i danni hanno superato i tre miliardi di euro.

Inoltre la siccità, a causa del taglio dei raccolti, pesa anche sui prezzi nel carrello della spesa con aumenti che vanno dal +10,8% per la frutta al +11,8% della verdura, in una situazione resa già difficile dai rincari legati alla guerra in Ucraina.

Le aree più colpite dalla siccità sono soprattutto quelle del centro Nord con la situazione più drammatica che si registra nel bacino della Pianura Padana dove nasce il 30% dell’agroalimentare Made in Italy e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. Con la risalita del cuneo salino che minaccia le colture, il Po è irriconoscibile – evidenzia Coldiretti – con una grande distesa di sabbia che occupa la parte del letto del fiume, mentre i grandi laghi del nord che servono come riserve di acqua per le popolazioni e l’agricoltura sono ancora ai minimi. La conseguenza è che il 28% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e siccità.

«È necessario realizzare una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l'acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all'industria e all'agricoltura, con una ricaduta importante sull'ambiente e sull'occupazione – riferisce presidente della Coldiretti Ettore Prandini – Per fare ciò bisogna trattare la questione per quella che è, cioè una vera e propria emergenza nazionale, solo così sarà possibile dare una risposta concreta alla sofferenza di imprese e cittadini.
Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche,
– continua Prandini – abbiamo elaborato un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo (veri e propri laghetti) per arrivare a raccogliere il 50% dell'acqua dalla pioggia (oggi l'Italia perde ogni anno l'89% dell'acqua piovana, circa 270 miliardi di metri cubi).

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