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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Chip shortage: cause e conseguenze per i consumatori

Da molto ormai si sente parlare di crisi dei chip la cui origine è da ricondurre alla gestione dell'emergenza pandemica, più precisamente con la crisi del mercato dell'automobile. Per i consumatori il rischio è quello di incorrere in un aumento eccessivo di prezzi.

Tornando alle cause della carenza di queste componenti elettroniche, durante il lockdown del 2020 il settore dell'auto è stato tra i primi a subire la politica di restrizioni che hanno portato al blocco della produzione. Le aziende si sono viste costrette a rivalutare le stime di vendita per il futuro riducendole notevolmente. 

Per ridurre al minimo la spesa le case automobilistiche hanno applicato la formula "just in time", rinegoziando il contratto di fornitura di chip continuamente per mantenere le scorte vicino allo zero. Appena la pandemia ha iniziato ad arretrare, però, la domanda ha superato l'offerta.

Inoltre, il progresso tecnologico del 5G ha accentuato il problema dell'inadeguatezza dell'offerta a causa della necessità di chip per i nuovi apparati di telecomunicazione. Il tutto accompagnato dalla crescita esponenziale della domanda di dispositivi tecnologici per la didattica a distanza e per lo smart working.

A complicare ulteriormente il quadro è il fattore geopolitico: la maggior parte dei produttori di microchip si trova in Taiwan, in particolare le maggiori aziende a livello globale a produrre semiconduttori sono la Tsmc, in Taiwan, e la Samsung, in Corea del Sud. Attualmente, però il Taiwan si trova ad essere aggredito dalla pressione cinese che vuole annettere l'isola dopo 72 anni di autonomia. 

In ultimo, la rivalità esistente tra Cina e Stati Uniti per la produzione di componenti elettroniche non aiuta. Le due superpotenze, infatti, si contendono la leadership di un mercato da 500 miliardi di dollari, ma le statunitensi Intel e Qualcomm non tengono il passo soprattutto nella produzione dei chip di fascia bassa, anche a causa dell'approvvigionamento di materie prime che si trovano prevalentemente in Africa e Cina. 

Per queste ragioni la crisi dei chip è ancora lontana dall'essere risolta. La soluzione più semplice potrebbe essere quella di aumentare la produzione, ma non è cosa semplice, perché quando si tratta di processori con tre o due nanometri le filiere e la produzione sono complesse da ampliare, servono due anni per costruire un intero impianto.

Le aziende che producono chip sono anche molto riluttanti a investire in nuovi impianti a causa dei bassi margini di profitto e il settore è ciclico: la domanda subisce picchi della domanda e forti cali. Inoltre hanno paura di un futuro eccesso che porterebbe all'abbassamento dei prezzi, cosa che coinciderebbe con i due anni necessari alla costruzione di un nuovo impianto. Se in tutto questo la Cina decidesse di invadere Taiwan, il problema della scarsità potrebbe protrarsi per anni.

Tutti questi fattori portano l'Europa a dover agire, nello specifico con lo European Chips Act che ha l'obiettivo di duplicare la produzione di chip attualmente ferma al 10% globale. Un piano che comunque necessità di due o tre anni prima di raggiungere gli obiettivi previsti.

A seguito di tutto questo si verificherà un importante aumento dei prezzi e un allungamento dei tempi di consegna dei prodotti, conseguenze che si colpiranno i consumatori.

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