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Codacons, l'ondata di caldo provoca rincari per frutta, gelato, acqua e bibite

Il caldo record rischia di avere ripercussioni pesanti sui portafogli di cittadini e turisti. La denuncia arriva dal Codacons, che mette in guardia dalle speculazioni specie nelle località turistiche. L'avviso del Codacons "I prodotti tipicamente estivi stanno registrando in tutta Italia sensibili incrementi dei prezzi - denuncia l'associazione - In base agli ultimi dati Istat, ad esempio, il pesce è aumentato in media del 4,2%, le albicocche del 14,4%, pesche e nettarine del 13,7%, le ciliegie del 6,9%, mirtilli, lamponi e altri frutti di bosco del 17,2%, l'uva del 9,5%, i meloni del 7,9%, i pomodori del 18,4%. Se poi si guarda al gelato, alimento i cui consumi si impennano nei periodi di maggiore caldo, il prezzo di un cono o coppetta piccola da due gusti servita in gelateria ha raggiunto oramai una media tra i 3,5 e i 5 euro nelle principali città italiane".  Altro prodotto a forte rischio rincaro è l'acqua minerale, che nei luoghi a forte vocazione turisti...

L’ossigeno non manca, la carenza è nei contenitori: «riconsegnateli per evitare un’altra emergenza»



Tenendo conto del particolare momento che stiamo vivendo sul fronte sanitario, la paura della carenza di ossigeno potrebbe costituire una criticità, secondo alcune recenti notizie apparse sui media. A mancare non è l'ossigeno, che viene prodotto a sufficienza, ma i contenitori in cui inserirlo per poterlo somministrare ai pazienti con insufficienza respiratoria.

A tal proposito, AIFA, Assogastecnici e Federfarma, hanno esortato i fruitori a restituire dispositivi medici, quali bombole di ossigeno e contenitori criogenici svuotati, a fronte dell’esponenziale richiesta degli stessi. L’ossigenoterapia è considerata uno dei trattamenti essenziali per mantenere in vita il paziente affetto da SARS-CoV 2, che presenta insufficienze respiratorie.

Numerosi utenti tendono a non restituire i contenuti svuotati sia a causa della scarsa informazione in merito sia per paura di perderne la disponibilità.

Si sta verificando un fenomeno “di accaparramento”, come per la carenza di mascherine durante la prima ondata della pandemia. In molti altri casi le bombole di ossigeno, oramai vuote, vengono dimenticate nei magazzini di farmacie o strutture sanitarie.

«Le aziende specializzate stanno producendo le bombole a ritmo continuo, ma a fabbricarle e distribuirle ci vuole molto tempo, anche perché non sono come una mascherina. Quindi per supplire alla mancanza, stiamo cercando di recuperare e far restituire quelle che sono in giro e non utilizzate», è quanto afferma Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma, all’Agenzia ANSA.

È forse necessario gestire al livello centrale questo bene, ora, così prezioso?

 

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