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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

NUOVO DPCM/ SCUOLA, DIDATTICA A DISTANZA AL 75%

Opinioni contrastanti fra la critica sulla nota inserita dal Ministero dell'Istruzione nel nuovo Dpcm anti-Covid firmato ieri, che impone alle scuole superiori di svolgere il 75% delle lezioni a distanza.



Dopo mesi discussione sulla possibilità di contenere la diffusione del Covid-19 pur mantenendo la didattica scolastica in presenza, con l’innalzamento repentino della curva dei contagi degli ultimi giorni il Ministero dell’Istruzione, con una nota contenuta nel Dpcm firmato ieri, si è espresso: dal 27 ottobre le scuole superiori svolgeranno almeno il 75% delle lezioni a distanza.

Nessun cambiamento invece per le scuole di infanzia, la primaria e le medie, che vedono nella componente ludica e relazionale un elemento fondamentale per la formazione del bambino. «Oggi bisogna unirsi nel combattere il virus perché se non risolveremo l'emergenza sanitaria non avremo alcuna possibilità di superare quella economica. Per quel che riguarda la scuola è giusto salvaguardare il diritto all'istruzione e riconoscere l'immenso lavoro fatto da dirigenti, docenti e personale amministrativo in estate. Lo abbiamo già visto nei mesi passati: didattica a distanza e scuola in presenza non sono la stessa cosa e dunque, finche' sara' possibile, dovremo proteggere studentesse e studenti e i loro diritti, a partire dai più piccoli» scrive su Facebook Anna Ascani, vice-ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.


La ripresa della didattica in presenza, a fronte di una curva epidemiologica più rassicurante, è un obbiettivo primario, soprattutto per gli istituti tecnici, che vedono nella componente pratica una parte fondamentale dell’offerta formativa. Se questa formazione «sul campo» viene a mancare si rischia di far decadere il valore di tali diplomi. Molti sono i pareri contrari alla scelta. «La scuola, anche secondo l'Iss, non è un veicolo di diffusione del contagio, ma anzi una garanzia di monitoraggio. I trasporti non ce la fanno? Compriamo più bus. Le Asl non ce la fanno a fare tracciamenti? Rinforziamole. Le scuole aperte, ricordo, sono garanzia di monitoraggio» afferma Antonello Giannelli, presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi), che continua «In questi sei mesi non si è fatto nulla per potenziare la medicina territoriale e il sistema dei trasporti, auspico che questo venga fatto ora con i fondi appositamente stanziati, in modo che non venga compromesso del tutto questo anno scolastico e con esso il diritto allo studio dei ragazzi delle scuole superiori».

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