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Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

NUOVO DPCM/ SCUOLA, DIDATTICA A DISTANZA AL 75%

Opinioni contrastanti fra la critica sulla nota inserita dal Ministero dell'Istruzione nel nuovo Dpcm anti-Covid firmato ieri, che impone alle scuole superiori di svolgere il 75% delle lezioni a distanza.



Dopo mesi discussione sulla possibilità di contenere la diffusione del Covid-19 pur mantenendo la didattica scolastica in presenza, con l’innalzamento repentino della curva dei contagi degli ultimi giorni il Ministero dell’Istruzione, con una nota contenuta nel Dpcm firmato ieri, si è espresso: dal 27 ottobre le scuole superiori svolgeranno almeno il 75% delle lezioni a distanza.

Nessun cambiamento invece per le scuole di infanzia, la primaria e le medie, che vedono nella componente ludica e relazionale un elemento fondamentale per la formazione del bambino. «Oggi bisogna unirsi nel combattere il virus perché se non risolveremo l'emergenza sanitaria non avremo alcuna possibilità di superare quella economica. Per quel che riguarda la scuola è giusto salvaguardare il diritto all'istruzione e riconoscere l'immenso lavoro fatto da dirigenti, docenti e personale amministrativo in estate. Lo abbiamo già visto nei mesi passati: didattica a distanza e scuola in presenza non sono la stessa cosa e dunque, finche' sara' possibile, dovremo proteggere studentesse e studenti e i loro diritti, a partire dai più piccoli» scrive su Facebook Anna Ascani, vice-ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.


La ripresa della didattica in presenza, a fronte di una curva epidemiologica più rassicurante, è un obbiettivo primario, soprattutto per gli istituti tecnici, che vedono nella componente pratica una parte fondamentale dell’offerta formativa. Se questa formazione «sul campo» viene a mancare si rischia di far decadere il valore di tali diplomi. Molti sono i pareri contrari alla scelta. «La scuola, anche secondo l'Iss, non è un veicolo di diffusione del contagio, ma anzi una garanzia di monitoraggio. I trasporti non ce la fanno? Compriamo più bus. Le Asl non ce la fanno a fare tracciamenti? Rinforziamole. Le scuole aperte, ricordo, sono garanzia di monitoraggio» afferma Antonello Giannelli, presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi), che continua «In questi sei mesi non si è fatto nulla per potenziare la medicina territoriale e il sistema dei trasporti, auspico che questo venga fatto ora con i fondi appositamente stanziati, in modo che non venga compromesso del tutto questo anno scolastico e con esso il diritto allo studio dei ragazzi delle scuole superiori».

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