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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Burocrazia e tribunali: 10 miliardi bloccati


La burocrazia rallenta l’economia di questo Paese. Sull’opinione sono d’accordo molti consumatori italiani, che negli anni hanno assistito a diverse problematiche a riprova di questo giudizio. Abbiamo conosciuto il problema dei debiti della PA, per cui molte aziende vincitrici ed esecutrici di appalti non hanno ancora ricevuto il corrispettivo per il loro lavoro, e nell’era Covid-19 abbiamo potuto constatare come molti aiuti previsti dal governo rimangano poi impantanati tra gli ingranaggi della macchina statale. 

Il problema si interseca con quello della lentezza dei processi: i tribunali - chiamati ad accertare un rapporto economico o a rendere reperibili dal creditore debiti finora non riscossi - impiegano tanto tempo da danneggiare irrimediabilmente chi non riesce a trovarsi nella disponibilità di grosse somme di denaro per via di mancato pagamento

Un esempio? Ci sono almeno 10 milioni di euro bloccati su conti correnti bancari a seguito del solo parziale espletamento di procedure di recupero dei crediti. Sono le «somme derivanti dalle vendite relative alle esecuzioni immobiliari e ai fallimenti, che non sono state ancora oggetto di distribuzione del ceto creditorio» spiega Sergio Bommarito, Presidente di Fire, società che opera proprio nella gestione del credito.

Le misure per fronteggiare la pandemia hanno portato ad una timida accelerazione di questi processi. I tribunali di Milano, Bergamo, Brindisi e Catania hanno spinto l’esecuzione tramite delle circolari apposite, facendo seguito anche a quanto disposto dal governo: i processi dichiarati urgenti che potrebbero danneggiare le parti, infatti, sono stati esplicitamente esclusi da quelli sospesi causa coronavirus

Bommarito suggerisce dunque una interpretazione estensiva di tale norma, e non solo: è possibile oliare questo processo già da subito, evadendo definitivamente le pratiche già in fase distributiva. «Con i modelli processuali della trattazione scritta o delle udienze da remoto - spiega il presidente di Fire - accelerare di fatto la distribuzione dei ricavati dalle vendite e mettere in circolo una consistente porzione di liquidità che consentirebbe certamente ad aziende private, enti pubblici e ai creditori di continuare ad operare».

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