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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Burocrazia e tribunali: 10 miliardi bloccati


La burocrazia rallenta l’economia di questo Paese. Sull’opinione sono d’accordo molti consumatori italiani, che negli anni hanno assistito a diverse problematiche a riprova di questo giudizio. Abbiamo conosciuto il problema dei debiti della PA, per cui molte aziende vincitrici ed esecutrici di appalti non hanno ancora ricevuto il corrispettivo per il loro lavoro, e nell’era Covid-19 abbiamo potuto constatare come molti aiuti previsti dal governo rimangano poi impantanati tra gli ingranaggi della macchina statale. 

Il problema si interseca con quello della lentezza dei processi: i tribunali - chiamati ad accertare un rapporto economico o a rendere reperibili dal creditore debiti finora non riscossi - impiegano tanto tempo da danneggiare irrimediabilmente chi non riesce a trovarsi nella disponibilità di grosse somme di denaro per via di mancato pagamento

Un esempio? Ci sono almeno 10 milioni di euro bloccati su conti correnti bancari a seguito del solo parziale espletamento di procedure di recupero dei crediti. Sono le «somme derivanti dalle vendite relative alle esecuzioni immobiliari e ai fallimenti, che non sono state ancora oggetto di distribuzione del ceto creditorio» spiega Sergio Bommarito, Presidente di Fire, società che opera proprio nella gestione del credito.

Le misure per fronteggiare la pandemia hanno portato ad una timida accelerazione di questi processi. I tribunali di Milano, Bergamo, Brindisi e Catania hanno spinto l’esecuzione tramite delle circolari apposite, facendo seguito anche a quanto disposto dal governo: i processi dichiarati urgenti che potrebbero danneggiare le parti, infatti, sono stati esplicitamente esclusi da quelli sospesi causa coronavirus

Bommarito suggerisce dunque una interpretazione estensiva di tale norma, e non solo: è possibile oliare questo processo già da subito, evadendo definitivamente le pratiche già in fase distributiva. «Con i modelli processuali della trattazione scritta o delle udienze da remoto - spiega il presidente di Fire - accelerare di fatto la distribuzione dei ricavati dalle vendite e mettere in circolo una consistente porzione di liquidità che consentirebbe certamente ad aziende private, enti pubblici e ai creditori di continuare ad operare».

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