Passa ai contenuti principali

In primo piano

Codacons, l'ondata di caldo provoca rincari per frutta, gelato, acqua e bibite

Il caldo record rischia di avere ripercussioni pesanti sui portafogli di cittadini e turisti. La denuncia arriva dal Codacons, che mette in guardia dalle speculazioni specie nelle località turistiche. L'avviso del Codacons "I prodotti tipicamente estivi stanno registrando in tutta Italia sensibili incrementi dei prezzi - denuncia l'associazione - In base agli ultimi dati Istat, ad esempio, il pesce è aumentato in media del 4,2%, le albicocche del 14,4%, pesche e nettarine del 13,7%, le ciliegie del 6,9%, mirtilli, lamponi e altri frutti di bosco del 17,2%, l'uva del 9,5%, i meloni del 7,9%, i pomodori del 18,4%. Se poi si guarda al gelato, alimento i cui consumi si impennano nei periodi di maggiore caldo, il prezzo di un cono o coppetta piccola da due gusti servita in gelateria ha raggiunto oramai una media tra i 3,5 e i 5 euro nelle principali città italiane".  Altro prodotto a forte rischio rincaro è l'acqua minerale, che nei luoghi a forte vocazione turisti...

Ristorazione, Coldiretti evidenzia la crisi e l’insufficiente ripartenza degli esercenti



L’Italia riprova a rilanciarsi, dopo aver affrontato il peso delle chiusure dovute all’emergenza sanitaria, tuttavia come gli effetti sono stati ben diversi tra settore e settore. Se infatti numerose aziende possono comunque contare sullo smart-working, quelle di ristorazione (pari al 35% dei consumi alimentati e 84 miliardi di euro) sono in difficoltà e non sempre la vendita a domicilio è sufficiente. 

Anzitutto la domanda è fortemente calata. Secondo Coldiretti è stato registrato un crollo dei consumi pari a quasi l’80%, causato da un ridotto afflusso di clientela e, quindi, un drastico taglio delle forniture alimentari. Inoltre con l’aumento dello smart-working negli uffici, sono diminuiti i lavoratori clienti nella “pausa pranzo”, così come la mancanza di turisti lascia svuotate le sedie. 

Oltre a questo ci sono tutte le normative da rispettare per le distanze, la riduzione dei posti a sedere disponibili e gli obblighi di igienizzazione, con relativi costi. L’insieme di tutti questi fenomeni ha portato per tanto numeri esercizi a preferire mantenere la chiusura, con alcuni negozianti (specialmente pub e bar ma anche ristoranti e trattorie) che considerano anche la mancanza di rapporto umano come punto fondamentale, tanto da non scegliere nemmeno l’opzione della vendita d’asporto

Una crisi che si ripercuote su tutto il settore agroalimentare, con le industrie e le aziende agricole che si trovano con prodotti invenduti e cali nelle vendite, per un problema che colpisce sia i ristoranti cittadini che gli agriturismi, che nonostante le posizioni isolate in campagna permettano un miglior adeguamento per il rispetto delle normative sanitarie risentono egualmente dell’insieme dei probemi. 

Commenti