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Codacons, l'ondata di caldo provoca rincari per frutta, gelato, acqua e bibite

Il caldo record rischia di avere ripercussioni pesanti sui portafogli di cittadini e turisti. La denuncia arriva dal Codacons, che mette in guardia dalle speculazioni specie nelle località turistiche. L'avviso del Codacons "I prodotti tipicamente estivi stanno registrando in tutta Italia sensibili incrementi dei prezzi - denuncia l'associazione - In base agli ultimi dati Istat, ad esempio, il pesce è aumentato in media del 4,2%, le albicocche del 14,4%, pesche e nettarine del 13,7%, le ciliegie del 6,9%, mirtilli, lamponi e altri frutti di bosco del 17,2%, l'uva del 9,5%, i meloni del 7,9%, i pomodori del 18,4%. Se poi si guarda al gelato, alimento i cui consumi si impennano nei periodi di maggiore caldo, il prezzo di un cono o coppetta piccola da due gusti servita in gelateria ha raggiunto oramai una media tra i 3,5 e i 5 euro nelle principali città italiane".  Altro prodotto a forte rischio rincaro è l'acqua minerale, che nei luoghi a forte vocazione turisti...

Giornata mondiale delle api aumentano i consumi in Italia ma la produzione è limitata



Nonostante lo stop della produzione forzato per numerose aziende provocato dall’emergenza coronavirus, il settore dei prodotti apistici vola. I consumi di miele tra gli italiani tra il 17 febbraio e il 3 maggio è aumentato infatti del 44%. A comunicare il dato Coldiretti, in occasione della giornata mondiale delle api istituita dall’Onu il 20 maggio, basandosi sui dati Nielsen delle vendite nella Grande distribuzione organizzata

Un dato rincuorante per un prodotto in grado di vantare in Italia oltre 60 tipi di varietà e 1,5 milioni di alveari, seguiti da sessantamila apicoltori di cui circa due terzi produttori per autoconsumo

Un dato in contrasto con le attuali condizioni del paese ma anche dello stesso settore d’apicoltura, a causa dell’andamento climatico anomalo, della siccità che ha ridotto le fioriture e del fermo che ha costretto diversi apicoltori autonomi a restare lontani per settimane dai propri alveari. Non solo, l’aumento della domanda rischia di non poter essere soddisfatto appieno dal mercato italiano il cui raccolto resta comunque limitato, considerato che già nel 2019 la produzione nazionale si fermò a 15 milioni di chili di miele, a fronte di un’importazione dall’estero di quasi 25 milioni di chili, di cui il 40% dall’Ungheria e il 10% dalla Cina. Ovvero 2 barattoli su tre sono provenienti dall’estero. 

Sui motivi di questo aumento di consumi tuttavia si riflette le condizioni forzate delle abitudini di vita degli italiani nello scorso periodo di quarantena, “costretti” a riscoprire i piaceri delle tisane, dei thé e dei dolci fatti in casa, che ben si accompagnano al miele.

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