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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Separazione e divorzio, è necessario riformare i tempi della giustizia



Le procedure per il divorzio (e la separazione) prendono, in caso di consenso tra i coniugi, dai tre ai nove mesi, grazie alle mediazioni degli avvocati. Potenzialmente la procedura può essere ancora più snella qualora venga utilizzata la negoziazione assistita. In questo caso infatti, evitando il passaggio in Tribunale, è possibile raggiungere una separazione consensuale in un solo mese ed il divorzio in sette. 

In simili frangenti, spesso motivo di grave contrasto e dolore, tuttavia non è sempre possibile un punto di incontro. Per quanto concerne infatti le cause di separazione o divorzio non consensuali infatti i tempi della giustizia in un qualsiasi tribunale sono molto lenti. 

Il ministro della Giustizia infatti considera come tempio medio tre anni per un processo di primo grado generale (secondo dati del 2017), due anni e tre mesi per il processo in Appello e sino a tre anni e quattro mesi per i processi in Cassazione, per un totale di 3.130 giorni. 

La legge prevede inoltre un periodo ulteriore per i processi inerenti a cause di separazione, pari a quattro mesi (sino a dodici, in base alle situazioni o alle condizioni del tribunale) previsti prima dell’esame di primo grado. Nel caso di divorzio questo periodo è ulteriormente prolungato, solitamente raddoppiato. 

Secondo gli esperti il problema principale come causa di queste lungaggini è dettato soprattutto dalle condizioni di litigiosità che si presentano, ancor prima che per limiti della magistratura, degli avvocati o del sistema legislativo vigente. Non è inusuale infatti che uno dei partner trovi in questo periodo occasione per prolungare la propria relazione

Come snellire queste condizioni? Il problema in questo caso può essere risolto solo dal legislatore, che dovrebbe accorciare i tempi del processo attraverso il taglio di passaggi, come l’udienza ultima degli avvocati (in cui vengono ribadite nuovamente le richieste dei clienti chiamati in causa) e limitando l’uso delle fasi scritte. 

Il divorzio è tuttavia anche un dilemma morale che pervade la società e che non è stato possibile superare (per sua natura intrinseca) dal referendum degli anni settanta, che influisce sul pensiero del legislatore, a scapito di chi soffre simile condizione, soprattutto di fronte alla quotidianità di chi vive a casa, che deve comprendere se c’è da pagare un assegno di mantenimento o in che modo dovrà relazionarsi coi figli.

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