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Conflitto in Iran: voli cancellati, rimborsi e diritti dei passeggeri

Il conflitto in Iran sta avendo conseguenze concrete anche per chi viaggia. Oltre alle tensioni geopolitiche, infatti, molti passeggeri europei stanno affrontando cancellazioni, modifiche dei voli e incertezze sui rimborsi. Fondamentale in questo caso conoscere i propri diritti per evitare di perdere soldi o restare bloccati senza assistenza. Spazio aereo chiuso e voli cancellati Le tensioni legate al conflitto hanno portato alla chiusura o alla limitazione dello spazio aereo in diverse aree del Medio Oriente. Questo ha costretto molte compagnie aeree a: cancellare voli, modificare rotte, riprogrammare partenze e arrivi. Le conseguenze riguardano non solo i collegamenti diretti con l’Iran, ma anche numerosi voli internazionali che sorvolano la regione. Rimborso o riprotezione: cosa spetta ai passeggeri Altroconsumo ricorda che, in caso di cancellazione del volo, i viaggiatori hanno diritto a scegliere tra: rimborso del biglietto , oppure volo alternativo verso la stessa de...

Separazione e divorzio, è necessario riformare i tempi della giustizia



Le procedure per il divorzio (e la separazione) prendono, in caso di consenso tra i coniugi, dai tre ai nove mesi, grazie alle mediazioni degli avvocati. Potenzialmente la procedura può essere ancora più snella qualora venga utilizzata la negoziazione assistita. In questo caso infatti, evitando il passaggio in Tribunale, è possibile raggiungere una separazione consensuale in un solo mese ed il divorzio in sette. 

In simili frangenti, spesso motivo di grave contrasto e dolore, tuttavia non è sempre possibile un punto di incontro. Per quanto concerne infatti le cause di separazione o divorzio non consensuali infatti i tempi della giustizia in un qualsiasi tribunale sono molto lenti. 

Il ministro della Giustizia infatti considera come tempio medio tre anni per un processo di primo grado generale (secondo dati del 2017), due anni e tre mesi per il processo in Appello e sino a tre anni e quattro mesi per i processi in Cassazione, per un totale di 3.130 giorni. 

La legge prevede inoltre un periodo ulteriore per i processi inerenti a cause di separazione, pari a quattro mesi (sino a dodici, in base alle situazioni o alle condizioni del tribunale) previsti prima dell’esame di primo grado. Nel caso di divorzio questo periodo è ulteriormente prolungato, solitamente raddoppiato. 

Secondo gli esperti il problema principale come causa di queste lungaggini è dettato soprattutto dalle condizioni di litigiosità che si presentano, ancor prima che per limiti della magistratura, degli avvocati o del sistema legislativo vigente. Non è inusuale infatti che uno dei partner trovi in questo periodo occasione per prolungare la propria relazione

Come snellire queste condizioni? Il problema in questo caso può essere risolto solo dal legislatore, che dovrebbe accorciare i tempi del processo attraverso il taglio di passaggi, come l’udienza ultima degli avvocati (in cui vengono ribadite nuovamente le richieste dei clienti chiamati in causa) e limitando l’uso delle fasi scritte. 

Il divorzio è tuttavia anche un dilemma morale che pervade la società e che non è stato possibile superare (per sua natura intrinseca) dal referendum degli anni settanta, che influisce sul pensiero del legislatore, a scapito di chi soffre simile condizione, soprattutto di fronte alla quotidianità di chi vive a casa, che deve comprendere se c’è da pagare un assegno di mantenimento o in che modo dovrà relazionarsi coi figli.

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