Passa ai contenuti principali

In primo piano

Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Il consumo culturale registra una forte crisi con squilibri Nord-Sud; è necessario incentivare gli italiani



I consumi dei “beni culturali” sono in calo. Secondo l’ultimo rapporto di Federculture infatti gli italiani stanno tralasciando i teatri, i cinema e la lettura. Un calo impressionante per il 2018 rispetto al 2008, che salva solo le utenze per siti e monumenti. A conferma del dato cresce del 5% il numero di italiani che non ha letto neanche un libro nel 2018 e non è andato a teatro. Un problema che si accompagna al divario culturale tra diverse regioni italiane, con il Sud che abbassa notevolmente la media, con solo il 30% degli italiani che nello scorso anno hanno letto almeno un libro. Percentuali in crescita spostandosi verso Nord, col picco del Nord-Est che arriva a comprendere il 49% degli abitanti, così come per la spesa media per abitante al botteghino, dove nel Nord si spendono in cultura 15,76 euro, mentre al Sud per spettacoli teatrali e musicali si spendono appena 5 euro e 51 centesimi. Le stesse famiglie spendono mensilmente in attività ricreative di più al Nord, con in testa il Trentino, dove si arriva a spendere 178,80 euro, contro i 64,3 euro spesi in Calabria. Una crisi che dipende anche dalla scarsa propensione al Sud ad investire la spesa pubblica nel settore. Tra il 2010 e il 2016 l’incidenza della spesa comunale per abitante per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali sul totale delle spese correnti è stata pari a circa il 5% al Sud e il 13,3% nel Nord. 

Una questione che va affronta con un piano strategico esattamente alla pari di una qualsiasi azienda. Il consumo culturale va stimolato, comprendendo le motivazioni per cui la gente non esce più per andare a teatro e al cinema o perché non ami più leggere. 

Ed è una questione di grande importanza, perché se questo settore non potrà più vendere i propri prodotti, le stesse famiglie che vi operano andranno in difficoltà. Non si tratta solamente di andare ad intercettare i gusti dei consumatori (cercando di comprenderne i gusti, creando promozioni, offerte, collaborazioni inter-settoriali) né di gestirlo (rivedendo i prezzi, la distribuzione e la veicolazione pubblicitaria), ma piuttosto di alimentare una vera e propria moda, una motivazione negli italiani a fruire di cultura.

Commenti