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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Il consumo culturale registra una forte crisi con squilibri Nord-Sud; è necessario incentivare gli italiani



I consumi dei “beni culturali” sono in calo. Secondo l’ultimo rapporto di Federculture infatti gli italiani stanno tralasciando i teatri, i cinema e la lettura. Un calo impressionante per il 2018 rispetto al 2008, che salva solo le utenze per siti e monumenti. A conferma del dato cresce del 5% il numero di italiani che non ha letto neanche un libro nel 2018 e non è andato a teatro. Un problema che si accompagna al divario culturale tra diverse regioni italiane, con il Sud che abbassa notevolmente la media, con solo il 30% degli italiani che nello scorso anno hanno letto almeno un libro. Percentuali in crescita spostandosi verso Nord, col picco del Nord-Est che arriva a comprendere il 49% degli abitanti, così come per la spesa media per abitante al botteghino, dove nel Nord si spendono in cultura 15,76 euro, mentre al Sud per spettacoli teatrali e musicali si spendono appena 5 euro e 51 centesimi. Le stesse famiglie spendono mensilmente in attività ricreative di più al Nord, con in testa il Trentino, dove si arriva a spendere 178,80 euro, contro i 64,3 euro spesi in Calabria. Una crisi che dipende anche dalla scarsa propensione al Sud ad investire la spesa pubblica nel settore. Tra il 2010 e il 2016 l’incidenza della spesa comunale per abitante per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali sul totale delle spese correnti è stata pari a circa il 5% al Sud e il 13,3% nel Nord. 

Una questione che va affronta con un piano strategico esattamente alla pari di una qualsiasi azienda. Il consumo culturale va stimolato, comprendendo le motivazioni per cui la gente non esce più per andare a teatro e al cinema o perché non ami più leggere. 

Ed è una questione di grande importanza, perché se questo settore non potrà più vendere i propri prodotti, le stesse famiglie che vi operano andranno in difficoltà. Non si tratta solamente di andare ad intercettare i gusti dei consumatori (cercando di comprenderne i gusti, creando promozioni, offerte, collaborazioni inter-settoriali) né di gestirlo (rivedendo i prezzi, la distribuzione e la veicolazione pubblicitaria), ma piuttosto di alimentare una vera e propria moda, una motivazione negli italiani a fruire di cultura.

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