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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Rischio aumenti dei costi dei conti bancari, alcuni consigli su come individuarli



Secondo i dati pubblicati da Bankitalia, l’aumento di concorrenza ha generato per i conti bancari dei costi sempre più cari. I dati (2017) indicano una spesa pari a 79,4 euro per la gestione di un conto corrente, in aumento di due euro rispetto al 2016, così come la spesa per i conti online, pari a 2,1 euro rispetto ai sei centesimi precedenti. 

Le banche possono cambiare le condizioni contrattuali e aumentare le voci di costo, ma sono obbligate ad avvisare i clienti almeno due mesi prima e a motivare le proprie scelte. Esempi recenti, riportati da Altroconsumo, sono stati nel 2016 il Banco Popolare e la Deutsche Bank che giustificarono i propri aumenti con il fatto di aver partecipato al Fondo nazionale di risoluzione (un fondo d’emergenza della Banca d’Italia per aiutare le banche in difficoltà ed evitare che sia lo Stato a farsene carico) e nel 2017 Intesa Sanpaolo, che applicò un rincaro del 30% ai correntisti motivando la scelta come necessaria per far fronte ai tassi d’interesse di mercato. 

Questi aumenti non appaiono nemmeno chiari ai consumatori, essendo spesso mascherati e sottaciuti. Ad esempio, la concorrenza basata sull’offerta, ampiamente pubblicizzata, di “costi zero” per i nuovi clienti, nasconde il fatto che simili offerte non sono illimitate ma che, come sostiene l’Unione nazionale consumatori, allo scadere di un certo periodo lasciano il posto ai costi di gestione. 

A subire gli effetti più negativi del sistema di concorrenza attuale sono i clienti coi contratti più vecchi. Non essendo più interessate a mantenere i clienti fidelizzati quanto l’attrazione di nuovi correntisti, le banche intatti tendono ad applicare condizioni economiche non più competitive. 

L’Unione nazionale dei consumatori propone una serie di accorgimenti per tenere sotto osservazione il sistema. Ad esempio controllando l’indicatore sintetico di costo, comunicato nell’informativa periodica di fine anno, il quale mostra le spese e le commissioni annuali per un “modello di cliente”, offrendo una visione complessiva del costo totale di gestione del conto. Altri consigli utili che possono sembrare banali ma che sono viceversa rilevanti sono un’attenta lettura del contratto (dove è presente tutto ciò che la pubblicità minimizza o nasconde), la preferenza ad effettuare le operazioni online rispetto allo sportello e un controllo periodico delle voci di spesa sull’estratto conto, specie osservando gli aumenti riguardo a bancomat, libretti d’assegni o carte di credito.

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