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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Pace fiscale, il Fisco concede tempo per rimediare ad errori formali



Un detto dice che “errare è umano” e, quantomeno agli errori formali di fronte al Fisco, sarò possibile porre rimedio e rimettersi in regola approfittando della pace fiscale sino al 31 maggio. Pagando comunque 200 euro per ogni irregolarità commessa, sarà possibile evitare sanzioni ancora più elevate e potrò godere di un periodo di tempo aggiuntivo per potersi mettere in regola in caso di ulteriori controlli delle Entrate

È quanto prevede la Circolare n.11 del 15 maggio emessa dall’Agenzia delle Entrate. La regolarizzazione è ammessa solo per quegli errori che non incidono sulla determinazione delle imposte e dei versamenti a che possono comunque creare una situazione di difficoltà all’esercizio di attività di controllo del Fisco. Ad esempio, la mancata comunicazione della risoluzione (o proroga) di un contratto di locazione soggetto a cedolare secca, l’omissione di presentazione delle comunicazioni dei dati delle fatture, la tenuta irregolare degli scontrini e delle scritture contabili, una mancata restituzione dei questionari inviati dall’Agenzia… 

Sono escluse dalla possibilità di regolarizzazione invece violazioni quali la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali obbligatorie anche in assenza di imposta dovuta, l’omissione della presentazione di liquidazioni periodiche Iva, della presentazione del modulo F24 con saldo pari a zero, dei modelli per gli studi di settore oltre alla mancata emissione di fatture, ricevute, scontrini fiscali e altre violazioni del registro o dell’imposta di successione. 

Per quanto concerne il versamento della tassa sulle irregolarità commesse, è possibile scegliere quali e quanti periodi di importa regolarizzare e se farlo in un’unica soluzione oppure in due rate, la prima il 31 maggio 2019 e la seconda il 2 marzo 2020, mentre le infrazioni dovranno essere eliminate entro il 2 marzo del prossimo anno. Inoltre, se per qualche motivo ci si dimenticasse delle procedure o di un’infrazione e si ricevesse un controllo anche se si fosse pagata la prima rata del 31 maggio, sarà possibile rimuovere l’irregolarità al più tardi entro il 2 marzo 2020.

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