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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Maggiore informazione equivale ad un riciclo più efficiente



La raccolta differenziata è uno snodo fondamentale per il nostro futuro e una soluzione largamente adottata dagli amministratori locali. Tuttavia spesso il processo è vanificato dall’incuria dei consumatori o dalla poca informazione. 

Secondo gli studi della Smeal College of Business dell’Università della Pennsylvania, il tipo di messaggio veicolato ai consumatori può fare la differenza nel raggiungimento della quota di raccolta differenziata periodica. Lo studio si è articolato in sei diversi esperimenti, riportati sul Journal of Marketing ma accomunati tutti dalla stessa conclusione. 

Nel primo esperimento i soggetti partecipi del progetto sono stati invitati a riciclare un incarto osservando in aggiunta alcune immagini che riportavano la destinazione della stessa. Il risultato è che l’immagine che dimostra come la carta venga riciclata nuovamente come carta ha ottenuto il risultato più alto di convincimento (80,5%) assieme alle indicazioni secondo cui la carta diventerà un oggetto di natura diversa (79,1%), mentre le immagini che non esprimono quale sarà il destino dell’incarto corrispondono ad un livello di riciclo più basso pari al 50,9% 

Nel secondo esperimento i consumatori hanno mostrato agli scienziati come i soggetti più informati sui prodotti ottenuti dal riciclo siano quelli più propensi a riciclare (87,7%) contro quelli informati solo parzialmente sulle aziende di riciclo (71,1%). 

Risultato simile è stato raggiunto nel terzo esperimento, ovvero incentivando la raccolta differenziata dimostrando come dal petrolio fosse possibile ottenere nuove bottiglie di plastica, a differenza di generiche affermazioni sulla nuova vita di un prodotto o sul risparmio che si potrebbe godere. 

In un quarto esperimento, è stato rilevato in rete come sulle campagne di Google Ads il riciclo di un’oggetto, ad esempio i jeans, riceva il doppio dei click quando mostra l’intero ciclo vitale del vestito. 

Nel quinto sono stati coinvolti alcuni tifosi universitari di football, confermando nuovamente che a maggiore informazione corrisponda maggiore riciclo, toccando un riciclo pari al 58,1% contro il 19% dei restanti tifosi. 

Infine nel sesto esperimento, sempre presso campus universitari, è stato rilevato come i cartelli esplicativi sulla raccolta differenziata riuscissero a incentivare il riciclo (51,5 a 62,9%). 

In sintesi i risultati hanno confermato il parere degli studiosi, affermando come l’informazione sia più funzionale per raggiungere l’obbiettivo prefissato della raccolta differenziata rispetto al mero invito pubblicitario, una lezione che può essere utile anche nel nostro paese per poter cambiare mentalità.

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