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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Maggiore informazione equivale ad un riciclo più efficiente



La raccolta differenziata è uno snodo fondamentale per il nostro futuro e una soluzione largamente adottata dagli amministratori locali. Tuttavia spesso il processo è vanificato dall’incuria dei consumatori o dalla poca informazione. 

Secondo gli studi della Smeal College of Business dell’Università della Pennsylvania, il tipo di messaggio veicolato ai consumatori può fare la differenza nel raggiungimento della quota di raccolta differenziata periodica. Lo studio si è articolato in sei diversi esperimenti, riportati sul Journal of Marketing ma accomunati tutti dalla stessa conclusione. 

Nel primo esperimento i soggetti partecipi del progetto sono stati invitati a riciclare un incarto osservando in aggiunta alcune immagini che riportavano la destinazione della stessa. Il risultato è che l’immagine che dimostra come la carta venga riciclata nuovamente come carta ha ottenuto il risultato più alto di convincimento (80,5%) assieme alle indicazioni secondo cui la carta diventerà un oggetto di natura diversa (79,1%), mentre le immagini che non esprimono quale sarà il destino dell’incarto corrispondono ad un livello di riciclo più basso pari al 50,9% 

Nel secondo esperimento i consumatori hanno mostrato agli scienziati come i soggetti più informati sui prodotti ottenuti dal riciclo siano quelli più propensi a riciclare (87,7%) contro quelli informati solo parzialmente sulle aziende di riciclo (71,1%). 

Risultato simile è stato raggiunto nel terzo esperimento, ovvero incentivando la raccolta differenziata dimostrando come dal petrolio fosse possibile ottenere nuove bottiglie di plastica, a differenza di generiche affermazioni sulla nuova vita di un prodotto o sul risparmio che si potrebbe godere. 

In un quarto esperimento, è stato rilevato in rete come sulle campagne di Google Ads il riciclo di un’oggetto, ad esempio i jeans, riceva il doppio dei click quando mostra l’intero ciclo vitale del vestito. 

Nel quinto sono stati coinvolti alcuni tifosi universitari di football, confermando nuovamente che a maggiore informazione corrisponda maggiore riciclo, toccando un riciclo pari al 58,1% contro il 19% dei restanti tifosi. 

Infine nel sesto esperimento, sempre presso campus universitari, è stato rilevato come i cartelli esplicativi sulla raccolta differenziata riuscissero a incentivare il riciclo (51,5 a 62,9%). 

In sintesi i risultati hanno confermato il parere degli studiosi, affermando come l’informazione sia più funzionale per raggiungere l’obbiettivo prefissato della raccolta differenziata rispetto al mero invito pubblicitario, una lezione che può essere utile anche nel nostro paese per poter cambiare mentalità.

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