Passa ai contenuti principali

In primo piano

Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

Guerra dei dazi USA-Cina, consumatori e imprese le vere vittime



La “guerra dei dazi” che sta coinvolgendo i due grandi colossi del commercio mondiale, ovvero la Cina e gli Stati Uniti, non solo colpisce l’economia degli stessi e le Borse, ma ha ripercussioni sugli stessi consumatori, rivelandosi come un’arma a doppio taglio. 

È quanto rilevato dall’indagine condotta dal capo-economista Gita Gopinath assieme a Eugenio Cerutti e Adil Mohommad per il Fondo monetario internazionale secondo cui le imprese statunitensi che acquistano prodotti made in China per rivenderli sul mercato americano sono quelle che vengono più colpite dal rialzo dei prezzi, sacrificando ogni margine di guadagno. 

L’indagine prende in esame gli effetti dei i dazi imposti nel corso del 2018, prima quindi dell’ultimo aumento al 25% su 200 miliardi di dollari di import cinese, annunciato il 10 maggio, e della ritorsione di Pechino, che, non modificando i propri prezzi, lascia alle imprese importatrici l’onere d’assorbimento dei dazi. 

Le imprese potrebbero essere così portare le aziende domestiche ad aumentare il prezzo dei beni “protetti” dai dazi, colpendo negativamente l’inflazione statunitense. Secondo uno studio della Federal Reserve di New York, l’aumento dei dazi al 25% su 200 miliardi di dollari di import dalla Cina costerà 106 miliardi di dollari l’anno alle famiglie americane, pari ad una media di 800 dollari all’anno a ogni nucleo. 

A guadagnarci davvero sono le imprese che producono per il mercato domestico americano beni esposti alla concorrenza di prodotti importati dalla Cina e similarmente nella Repubblica Popolare, oltre al mercato brasiliano e messicano. Infatti la flessione di importazioni USA dalla Cina è stata compensata dall’aumento dell’importazione da altri paesi, che, nel caso del Messico, è salito a 850 milioni di dollari. 

Secondo il Fmi l’aumento delle tariffe costerà al Pil mondiale lo 0,3%, un calo di fiducia nei mercati, negli investimenti e sulla ricerca ed adozione di nuove tecnologie.

Commenti

Post più popolari