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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Guerra dei dazi USA-Cina, consumatori e imprese le vere vittime



La “guerra dei dazi” che sta coinvolgendo i due grandi colossi del commercio mondiale, ovvero la Cina e gli Stati Uniti, non solo colpisce l’economia degli stessi e le Borse, ma ha ripercussioni sugli stessi consumatori, rivelandosi come un’arma a doppio taglio. 

È quanto rilevato dall’indagine condotta dal capo-economista Gita Gopinath assieme a Eugenio Cerutti e Adil Mohommad per il Fondo monetario internazionale secondo cui le imprese statunitensi che acquistano prodotti made in China per rivenderli sul mercato americano sono quelle che vengono più colpite dal rialzo dei prezzi, sacrificando ogni margine di guadagno

L’indagine prende in esame gli effetti dei i dazi imposti nel corso del 2018, prima quindi dell’ultimo aumento al 25% su 200 miliardi di dollari di import cinese, annunciato il 10 maggio, e della ritorsione di Pechino, che, non modificando i propri prezzi, lascia alle imprese importatrici l’onere d’assorbimento dei dazi

Le imprese potrebbero essere così portare le aziende domestiche ad aumentare il prezzo dei beni “protetti” dai dazi, colpendo negativamente l’inflazione statunitense. Secondo uno studio della Federal Reserve di New York, l’aumento dei dazi al 25% su 200 miliardi di dollari di import dalla Cina costerà 106 miliardi di dollari l’anno alle famiglie americane, pari ad una media di 800 dollari all’anno a ogni nucleo. 

A guadagnarci davvero sono le imprese che producono per il mercato domestico americano beni esposti alla concorrenza di prodotti importati dalla Cina e similarmente nella Repubblica Popolare, oltre al mercato brasiliano e messicano. Infatti la flessione di importazioni USA dalla Cina è stata compensata dall’aumento dell’importazione da altri paesi, che, nel caso del Messico, è salito a 850 milioni di dollari. 

Secondo il Fmi l’aumento delle tariffe costerà al Pil mondiale lo 0,3%, un calo di fiducia nei mercati, negli investimenti e sulla ricerca ed adozione di nuove tecnologie.

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