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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Guerra dei dazi USA-Cina, consumatori e imprese le vere vittime



La “guerra dei dazi” che sta coinvolgendo i due grandi colossi del commercio mondiale, ovvero la Cina e gli Stati Uniti, non solo colpisce l’economia degli stessi e le Borse, ma ha ripercussioni sugli stessi consumatori, rivelandosi come un’arma a doppio taglio. 

È quanto rilevato dall’indagine condotta dal capo-economista Gita Gopinath assieme a Eugenio Cerutti e Adil Mohommad per il Fondo monetario internazionale secondo cui le imprese statunitensi che acquistano prodotti made in China per rivenderli sul mercato americano sono quelle che vengono più colpite dal rialzo dei prezzi, sacrificando ogni margine di guadagno

L’indagine prende in esame gli effetti dei i dazi imposti nel corso del 2018, prima quindi dell’ultimo aumento al 25% su 200 miliardi di dollari di import cinese, annunciato il 10 maggio, e della ritorsione di Pechino, che, non modificando i propri prezzi, lascia alle imprese importatrici l’onere d’assorbimento dei dazi

Le imprese potrebbero essere così portare le aziende domestiche ad aumentare il prezzo dei beni “protetti” dai dazi, colpendo negativamente l’inflazione statunitense. Secondo uno studio della Federal Reserve di New York, l’aumento dei dazi al 25% su 200 miliardi di dollari di import dalla Cina costerà 106 miliardi di dollari l’anno alle famiglie americane, pari ad una media di 800 dollari all’anno a ogni nucleo. 

A guadagnarci davvero sono le imprese che producono per il mercato domestico americano beni esposti alla concorrenza di prodotti importati dalla Cina e similarmente nella Repubblica Popolare, oltre al mercato brasiliano e messicano. Infatti la flessione di importazioni USA dalla Cina è stata compensata dall’aumento dell’importazione da altri paesi, che, nel caso del Messico, è salito a 850 milioni di dollari. 

Secondo il Fmi l’aumento delle tariffe costerà al Pil mondiale lo 0,3%, un calo di fiducia nei mercati, negli investimenti e sulla ricerca ed adozione di nuove tecnologie.

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