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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Brexit: Coldiretti, fa volare nel 2019 l'export del cibo dall'Italia +17,3%



La paura della Brexit fa volare del 17,3% nel 2019 le esportazioni di prodotti alimentari Made in Italy nel 2019 in Gran Bretagna dove è corsa agli acquisti per fare scorte di cibo e bevande italiane per il timore dell'arrivo di dazi e ostacoli amministrativi con lo scadere del termine del 29 marzo. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat sul commercio estero che a gennaio fanno registrare Oltremanica un balzo record per l'alimentare tricolore che raggiunge i 243 milioni di euro in un solo mese.

Dal Prosecco al Grana Padano fino alle conserve di pomodoro gli operatori italiani - sottolinea la Coldiretti - segnalano un forte aumento degli ordini per consegne entro il mese di marzo con il rafforzamento dell'ipotesi dell'uscita dall'Unione Europea senza accordo. Dazi di 24,9 euro al quintale - continua la Coldiretti - sono infatti pronti a scattare il 29 marzo per le importazioni di tutti i tipi di formaggi grattugiati che colpiscono in particolare le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano in busta e barattolo del nuovo regime tariffario UK all'importazione, ma a preoccupare sono anche le condizioni favorevoli previste per le importazioni da Paesi extracomunitari. Per i Paesi non membri dell'Ue la quota di esportazioni verso il Regno Unito non soggetta a tariffe aumenterebbe infatti dall'attuale 56 al 92% mentre - precisa la Coldiretti - per i beni in arrivo dall'Unione Europea, che attualmente sono tutti esenti da dazi, con il nuovo regime entrerebbe liberamente in Gran Bretagna solo l'82% dei prodotti.

A rischio sono i 3,4 miliardi di euro di export agroalimentare Made in italy che ha raggiunto nel 2018 il record storico. Senza accordo un problema riguarda anche la tutela giuridica dei marchi con le esportazioni italiane di prodotti a indicazione geografica e di qualità (Dop/Igp), come in Grana ed il Parmigiano Reggiano, che incidono per circa il 30 per cento sul totale dell'export agroalimentare Made in Italy e che senza protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione da paesi extracomunitari. Dopo il vino che complessivamente fattura sul mercato inglese quasi 827 milioni di euro, spinto dal boom del Prosecco Dop con 348 milioni di euro, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c'è l'ortofrutta fresca e trasformata come i derivati del pomodoro con 234 milioni, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell'olio d'oliva.

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La mancanza di un accordo è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso dell'export, ma a preoccupare è anche il rischio che con l'uscita dall'Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane» afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Un esempio è l'etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che - conclude Prandini - boccia ingiustamente quasi l'85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop).

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