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Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Brexit: Coldiretti, fa volare nel 2019 l'export del cibo dall'Italia +17,3%



La paura della Brexit fa volare del 17,3% nel 2019 le esportazioni di prodotti alimentari Made in Italy nel 2019 in Gran Bretagna dove è corsa agli acquisti per fare scorte di cibo e bevande italiane per il timore dell'arrivo di dazi e ostacoli amministrativi con lo scadere del termine del 29 marzo. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat sul commercio estero che a gennaio fanno registrare Oltremanica un balzo record per l'alimentare tricolore che raggiunge i 243 milioni di euro in un solo mese.

Dal Prosecco al Grana Padano fino alle conserve di pomodoro gli operatori italiani - sottolinea la Coldiretti - segnalano un forte aumento degli ordini per consegne entro il mese di marzo con il rafforzamento dell'ipotesi dell'uscita dall'Unione Europea senza accordo. Dazi di 24,9 euro al quintale - continua la Coldiretti - sono infatti pronti a scattare il 29 marzo per le importazioni di tutti i tipi di formaggi grattugiati che colpiscono in particolare le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano in busta e barattolo del nuovo regime tariffario UK all'importazione, ma a preoccupare sono anche le condizioni favorevoli previste per le importazioni da Paesi extracomunitari. Per i Paesi non membri dell'Ue la quota di esportazioni verso il Regno Unito non soggetta a tariffe aumenterebbe infatti dall'attuale 56 al 92% mentre - precisa la Coldiretti - per i beni in arrivo dall'Unione Europea, che attualmente sono tutti esenti da dazi, con il nuovo regime entrerebbe liberamente in Gran Bretagna solo l'82% dei prodotti.

A rischio sono i 3,4 miliardi di euro di export agroalimentare Made in italy che ha raggiunto nel 2018 il record storico. Senza accordo un problema riguarda anche la tutela giuridica dei marchi con le esportazioni italiane di prodotti a indicazione geografica e di qualità (Dop/Igp), come in Grana ed il Parmigiano Reggiano, che incidono per circa il 30 per cento sul totale dell'export agroalimentare Made in Italy e che senza protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione da paesi extracomunitari. Dopo il vino che complessivamente fattura sul mercato inglese quasi 827 milioni di euro, spinto dal boom del Prosecco Dop con 348 milioni di euro, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c'è l'ortofrutta fresca e trasformata come i derivati del pomodoro con 234 milioni, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell'olio d'oliva.

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La mancanza di un accordo è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso dell'export, ma a preoccupare è anche il rischio che con l'uscita dall'Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane» afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Un esempio è l'etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che - conclude Prandini - boccia ingiustamente quasi l'85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop).

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