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Conflitto in Iran: voli cancellati, rimborsi e diritti dei passeggeri

Il conflitto in Iran sta avendo conseguenze concrete anche per chi viaggia. Oltre alle tensioni geopolitiche, infatti, molti passeggeri europei stanno affrontando cancellazioni, modifiche dei voli e incertezze sui rimborsi. Fondamentale in questo caso conoscere i propri diritti per evitare di perdere soldi o restare bloccati senza assistenza. Spazio aereo chiuso e voli cancellati Le tensioni legate al conflitto hanno portato alla chiusura o alla limitazione dello spazio aereo in diverse aree del Medio Oriente. Questo ha costretto molte compagnie aeree a: cancellare voli, modificare rotte, riprogrammare partenze e arrivi. Le conseguenze riguardano non solo i collegamenti diretti con l’Iran, ma anche numerosi voli internazionali che sorvolano la regione. Rimborso o riprotezione: cosa spetta ai passeggeri Altroconsumo ricorda che, in caso di cancellazione del volo, i viaggiatori hanno diritto a scegliere tra: rimborso del biglietto , oppure volo alternativo verso la stessa de...

Prodotti apparentemente uguali ma di diversa qualità, l'Ue cerca di arginare il fenomeno





Stessa marca, stesso packaging, ingredienti diversi. E, quindi, qualità diversa. È il fenomeno del dual quality messo in pratica da diverse aziende di food. Ora l’Unione Europea cerca di mettere un argine con multe più salate e regole più stringenti.

I Paesi dell’est Europa lo denunciano da tempo: diversi produttori di alimenti vendono nel loro mercato alimenti identici in apparenza, ma che in realtà contengono quantità inferiori di carne o pesce, edulcoranti artificiali anziché di origine naturale. O ancora, le aziende che hanno eliminato gli ingredienti più discussi - come l’olio di palma - nei Paesi dove c’è un’opinione pubblica più attenta, non hanno fatto la stessa cosa in Stati dove la pressione dei consumatori è minore.

L’iniziativa dell’Unione Europea si inserisce nel quadro del New Deal for Consumers che prevede anche l’introduzione di una class action europea.

La Commissione ha proposto di modificare la direttiva 2005/29 sulle pratiche commerciali tra aziende e consumatori. L’intento è quello di prevedere una specifica fattispecie: la vendita di prodotti spacciati per uguali ma in realtà differenti per composizione. E, come per tutte le pratiche commerciali scorrette che riguardano più stati membri, la proposta è quella di introdurre multe pari almeno al 4% del fatturato annuale, una volta sommati i fatturati dell’azienda negli stati coinvolti.

Riconoscere una pratica scorretta in questo ambito, però, non è semplice. I gruppi alimentari infatti non sono obbligati a proporre prodotti identici al 100% nei differenti mercati europei. Ci sono alcune variabili che devono essere tenute in conto, come la disponibilità o la stagionalità delle materia prime o i gusti dei consumatori di uno specifico Paese. 


I produttori possono anche vendere lo stesso cibo in confezioni di diverso peso e volume.

Insomma, per stabilire o no la scorrettezza dell’azienda bisognerà valutare caso per caso. Sarà fondamentale stabilire se il consumatore è stato messo nelle condizioni di fare una scelta consapevole e se gli sono stati forniti tutti gli strumenti per farlo. Ma anche così, restano diverse incognite. Se un ungherese acquista dei bastoncini di pesce di una famosa marca sapendo di comprare un prodotto di qualità, dovrebbe essere informato che in quei bastoncini c’è meno pesce rispetto a quelli venduti in Francia o in Germania?

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