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Codacons, l'ondata di caldo provoca rincari per frutta, gelato, acqua e bibite

Il caldo record rischia di avere ripercussioni pesanti sui portafogli di cittadini e turisti. La denuncia arriva dal Codacons, che mette in guardia dalle speculazioni specie nelle località turistiche. L'avviso del Codacons "I prodotti tipicamente estivi stanno registrando in tutta Italia sensibili incrementi dei prezzi - denuncia l'associazione - In base agli ultimi dati Istat, ad esempio, il pesce è aumentato in media del 4,2%, le albicocche del 14,4%, pesche e nettarine del 13,7%, le ciliegie del 6,9%, mirtilli, lamponi e altri frutti di bosco del 17,2%, l'uva del 9,5%, i meloni del 7,9%, i pomodori del 18,4%. Se poi si guarda al gelato, alimento i cui consumi si impennano nei periodi di maggiore caldo, il prezzo di un cono o coppetta piccola da due gusti servita in gelateria ha raggiunto oramai una media tra i 3,5 e i 5 euro nelle principali città italiane".  Altro prodotto a forte rischio rincaro è l'acqua minerale, che nei luoghi a forte vocazione turisti...

Prodotti apparentemente uguali ma di diversa qualità, l'Ue cerca di arginare il fenomeno





Stessa marca, stesso packaging, ingredienti diversi. E, quindi, qualità diversa. È il fenomeno del dual quality messo in pratica da diverse aziende di food. Ora l’Unione Europea cerca di mettere un argine con multe più salate e regole più stringenti.

I Paesi dell’est Europa lo denunciano da tempo: diversi produttori di alimenti vendono nel loro mercato alimenti identici in apparenza, ma che in realtà contengono quantità inferiori di carne o pesce, edulcoranti artificiali anziché di origine naturale. O ancora, le aziende che hanno eliminato gli ingredienti più discussi - come l’olio di palma - nei Paesi dove c’è un’opinione pubblica più attenta, non hanno fatto la stessa cosa in Stati dove la pressione dei consumatori è minore.

L’iniziativa dell’Unione Europea si inserisce nel quadro del New Deal for Consumers che prevede anche l’introduzione di una class action europea.

La Commissione ha proposto di modificare la direttiva 2005/29 sulle pratiche commerciali tra aziende e consumatori. L’intento è quello di prevedere una specifica fattispecie: la vendita di prodotti spacciati per uguali ma in realtà differenti per composizione. E, come per tutte le pratiche commerciali scorrette che riguardano più stati membri, la proposta è quella di introdurre multe pari almeno al 4% del fatturato annuale, una volta sommati i fatturati dell’azienda negli stati coinvolti.

Riconoscere una pratica scorretta in questo ambito, però, non è semplice. I gruppi alimentari infatti non sono obbligati a proporre prodotti identici al 100% nei differenti mercati europei. Ci sono alcune variabili che devono essere tenute in conto, come la disponibilità o la stagionalità delle materia prime o i gusti dei consumatori di uno specifico Paese. 


I produttori possono anche vendere lo stesso cibo in confezioni di diverso peso e volume.

Insomma, per stabilire o no la scorrettezza dell’azienda bisognerà valutare caso per caso. Sarà fondamentale stabilire se il consumatore è stato messo nelle condizioni di fare una scelta consapevole e se gli sono stati forniti tutti gli strumenti per farlo. Ma anche così, restano diverse incognite. Se un ungherese acquista dei bastoncini di pesce di una famosa marca sapendo di comprare un prodotto di qualità, dovrebbe essere informato che in quei bastoncini c’è meno pesce rispetto a quelli venduti in Francia o in Germania?

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