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Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

Menu con allert sugli allergeni


Fonte: IlSole24Ore



Cambia il menu al ristorante, nelle mense e anche nelle scuole e negli ospedali. Deve dare spazio, infatti, a un “alert” sulla presenza di allergeni, d’obbligo prima di servire qualsiasi alimento. L’indicazione deve essere scritta. E se non sul menu, occorre che sia in un registro, su un cartello o un altro sistema equivalente, anche digitale, ben in vista. In alternativa, vale l’avviso della possibile presenza di queste sostanze con l’invito a chiedere informazioni al personale. E gli stessi obblighi valgono per gli alimenti decongelati.

Anche questo è uno degli effetti del Dlgs 231/2017 che - a tutela dei consumatori - prevede una serie di obblighi per la fornitura di alimenti. Tra gli altri, c’è quello dell’indicazione del lotto al quale l’alimento appartiene, che va determinato dal produttore, dal confezionatore del prodotto o dal primo venditore Ue e va identificato con una sigla che inizia con la lettera «L», che deve figurare sia sui prodotti preimballati, sia su quelli non preimballati (si può indicare nei documenti commerciali di vendita).

Per gli alimenti messi in vendita tramite distributori automatici (non preimballati) - si pensi alle macchine che erogano latte crudo - vanno indicati in italiano la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti, qualsiasi sostanza o prodotto che provochi allergie o intolleranze, nonché il nome o la ragione sociale o il marchio e la sede dell’impresa che gestisce l’impianto.

Regole precise sono disposte per gli alimenti “sfusi”, tipo pop corn acquistati al cinema; per quelli imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore, come il prosciutto affettato al momento; per i prodotti preimballati per la vendita diretta (un formaggio a porzioni in vendita nei supermercati) o venduti previo frazionamento anche se con un involucro protettivo (conserve vegetali, offerte in grandi confezioni).

Ai recipienti che contengono questi alimenti per la vendita va applicato un cartello con queste indicazioni:
- la denominazione dell’alimento;
- la lista degli ingredienti;
- le sostanze o i prodotti che possono provocare allergie o intolleranze;
- le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili;
- la data di scadenza per paste fresche e paste fresche con ripieno;
- il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con tenore di alcol superiore a 1,2% in volume;
- la percentuale di glassatura (tara) dei prodotti congelati glassati;
- la designazione «decongelato»;
- il nome o la ragione sociale o il marchio depositato, l’indirizzo dell’Osa e il lotto.

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