Passa ai contenuti principali

In primo piano

Bonus fino a 1.000 euro: come cambia la busta paga dei lavoratori nel 2026

 Il bonus per i lavoratori dipendenti viene confermato anche per il 2026, grazie alle misure previste dalla legge di bilancio. Il provvedimento consiste in un esonero contributivo che riduce i contributi previdenziali dovuti all’Inps, con percentuali variabili in base al reddito annuo. In concreto, lo sconto può oscillare tra il 4,8% e il 7,1%, incidendo direttamente sull’importo netto dello stipendio mensile. Le percentuali di detrazione in base al reddito Il beneficio non è uniforme per tutti i lavoratori. Per i redditi fino a 8.500 euro annui, la riduzione dei contributi è fissata al 7,1%. Per chi guadagna tra 8.501 e 15.000 euro, lo sconto scende al 5,3%, mentre per redditi compresi tra 15.001 e 20.000 euro la percentuale si riduce al 4,8%. Per la fascia di reddito tra 20.000 e 32.000 euro è prevista invece una detrazione fissa annuale di 1.000 euro, che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro annui. Gli effetti concreti sullo stipendi...

Menu con allert sugli allergeni


Fonte: IlSole24Ore



Cambia il menu al ristorante, nelle mense e anche nelle scuole e negli ospedali. Deve dare spazio, infatti, a un “alert” sulla presenza di allergeni, d’obbligo prima di servire qualsiasi alimento. L’indicazione deve essere scritta. E se non sul menu, occorre che sia in un registro, su un cartello o un altro sistema equivalente, anche digitale, ben in vista. In alternativa, vale l’avviso della possibile presenza di queste sostanze con l’invito a chiedere informazioni al personale. E gli stessi obblighi valgono per gli alimenti decongelati.

Anche questo è uno degli effetti del Dlgs 231/2017 che - a tutela dei consumatori - prevede una serie di obblighi per la fornitura di alimenti. Tra gli altri, c’è quello dell’indicazione del lotto al quale l’alimento appartiene, che va determinato dal produttore, dal confezionatore del prodotto o dal primo venditore Ue e va identificato con una sigla che inizia con la lettera «L», che deve figurare sia sui prodotti preimballati, sia su quelli non preimballati (si può indicare nei documenti commerciali di vendita).

Per gli alimenti messi in vendita tramite distributori automatici (non preimballati) - si pensi alle macchine che erogano latte crudo - vanno indicati in italiano la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti, qualsiasi sostanza o prodotto che provochi allergie o intolleranze, nonché il nome o la ragione sociale o il marchio e la sede dell’impresa che gestisce l’impianto.

Regole precise sono disposte per gli alimenti “sfusi”, tipo pop corn acquistati al cinema; per quelli imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore, come il prosciutto affettato al momento; per i prodotti preimballati per la vendita diretta (un formaggio a porzioni in vendita nei supermercati) o venduti previo frazionamento anche se con un involucro protettivo (conserve vegetali, offerte in grandi confezioni).

Ai recipienti che contengono questi alimenti per la vendita va applicato un cartello con queste indicazioni:
- la denominazione dell’alimento;
- la lista degli ingredienti;
- le sostanze o i prodotti che possono provocare allergie o intolleranze;
- le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili;
- la data di scadenza per paste fresche e paste fresche con ripieno;
- il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con tenore di alcol superiore a 1,2% in volume;
- la percentuale di glassatura (tara) dei prodotti congelati glassati;
- la designazione «decongelato»;
- il nome o la ragione sociale o il marchio depositato, l’indirizzo dell’Osa e il lotto.

Commenti