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Fisco, metà degli italiani non paga. Il 19% degli italiani paga quasi il 65% dell’Irpef

  Quasi la metà degli italiani non ha redditi "e quindi vive di fatto "a carico" di altri cittadini, e in particolare di quel 18,78% di contribuenti che dichiara redditi dai 35mila euro in su , corrispondendo da solo circa il 65% di tutta l'IRPEF ". È quanto emerge dall'ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL nel corso delle celebrazioni per l'80° anniversario CIDA. L'Irpef rappresenta un conto da 200 miliardi "che a pagare sono però i 'soliti noti'" rileva la ricerca. Nonostante aumentino sia i dichiaranti , vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi , sia i versanti , vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF , "il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l'anno - all'incirca 2mila euro netti al mese - e versano il 65% ...

Affitti brevi, rimandato il termine per consegnare tutti i dati





Alla fine le piattaforme come Airbnb e Booking e i proprietari di immobili avranno più tempo per comunicare al Fisco i dati riguardanti i contratti degli affitti brevi conclusi nel 2017. Un Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate, concordato con la Ragioneria e il Tesoro, proroga da fine giugno al 20 agosto prossimo il termine per l'invio delle informazioni.

«In questo modo - spiegano dall'Agenzia - i soggetti interessati avranno più tempo per comunicare i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite, ovvero il nome, cognome e codice fiscale del locatore, la durata del contratto, l'importo del corrispettivo lordo e l'indirizzo dell'immobile. I soggetti che devono comunicare queste informazioni sono quelli che esercitano attività di intermediazione immobiliare, compresi quelli che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare».

Per le piattaforme come Airbnb e Booking è una vittoria, ma sembra solo parziale: c'è da scommetterci che dopo l'estate si tornerà a fare polemica sul punto. La questione è vecchia ormai di un anno e riguarda la possibilità per chi affitta casa per brevi periodi (tipicamente le vacanze) di applicare la cedolare secca. Quando questo "affare" è mediato dai professionisti (siano reali o virtuali), per questi scatta il ruolo di sostituto d'imposta: trattengono direttamente l'ammontare nella transazione tra le due parti, versandola al Fisco. A tutto questo si aggiunge l'obbligo di trasmettere i dati su durata, locatori e importi in ballo alle Entrate: per tutte le operazioni dello scorso anno (da giugno a dicembre, vista l'entrata in vigore della legge) ci sarebbe stato tempo fino al 30 giugno prossimo.

Ma già da tempo gli addetti ai lavori erano saliti sulle barricate. Airbnb ha intrapreso una battaglia legale non ancora terminata ma che per ora non gli ha dato ragione; Booking ha fatto presente a Wired pochi giorni fa che non avrebbe adempiuto, gestendo solo una parte delle transazioni. L'Agenzia delle entrate ha rilasciato solo il 12 giugno le specifiche tecniche per l'invio dei dati e questo ha alimentato facili polemiche sul ritardo e l'impossibilità di adeguarsi.

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