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Mutui green, la sostenibilità resta poco chiara: l’inchiesta che mette sotto esame le banche

              I mutui green sono ormai entrati stabilmente nell’offerta delle banche, ma per i consumatori ottenere informazioni chiare sui reali vantaggi resta ancora difficile. Un’inchiesta condotta in 70 filiali di 14 istituti bancari evidenzia un quadro fatto di informazioni incomplete, criteri energetici poco spiegati e difficoltà nel confrontare le diverse proposte. Pensati per incentivare l’acquisto di abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico, questi finanziamenti prevedono condizioni agevolate , come tassi più bassi o sconti su alcune spese, per chi acquista immobili in classe energetica A o B o interviene con lavori di riqualificazione. Ma tra la promessa di sostenibilità e l’esperienza concreta in filiale emerge ancora una distanza significativa. Un prodotto ormai diffuso, ma con poca chiarezza La prima evidenza dell’indagine è che il mutuo green è ormai diventato una proposta stabile . Il problema riguarda però la trasparen...

Affitti brevi, rimandato il termine per consegnare tutti i dati





Alla fine le piattaforme come Airbnb e Booking e i proprietari di immobili avranno più tempo per comunicare al Fisco i dati riguardanti i contratti degli affitti brevi conclusi nel 2017. Un Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate, concordato con la Ragioneria e il Tesoro, proroga da fine giugno al 20 agosto prossimo il termine per l'invio delle informazioni.

«In questo modo - spiegano dall'Agenzia - i soggetti interessati avranno più tempo per comunicare i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite, ovvero il nome, cognome e codice fiscale del locatore, la durata del contratto, l'importo del corrispettivo lordo e l'indirizzo dell'immobile. I soggetti che devono comunicare queste informazioni sono quelli che esercitano attività di intermediazione immobiliare, compresi quelli che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare».

Per le piattaforme come Airbnb e Booking è una vittoria, ma sembra solo parziale: c'è da scommetterci che dopo l'estate si tornerà a fare polemica sul punto. La questione è vecchia ormai di un anno e riguarda la possibilità per chi affitta casa per brevi periodi (tipicamente le vacanze) di applicare la cedolare secca. Quando questo "affare" è mediato dai professionisti (siano reali o virtuali), per questi scatta il ruolo di sostituto d'imposta: trattengono direttamente l'ammontare nella transazione tra le due parti, versandola al Fisco. A tutto questo si aggiunge l'obbligo di trasmettere i dati su durata, locatori e importi in ballo alle Entrate: per tutte le operazioni dello scorso anno (da giugno a dicembre, vista l'entrata in vigore della legge) ci sarebbe stato tempo fino al 30 giugno prossimo.

Ma già da tempo gli addetti ai lavori erano saliti sulle barricate. Airbnb ha intrapreso una battaglia legale non ancora terminata ma che per ora non gli ha dato ragione; Booking ha fatto presente a Wired pochi giorni fa che non avrebbe adempiuto, gestendo solo una parte delle transazioni. L'Agenzia delle entrate ha rilasciato solo il 12 giugno le specifiche tecniche per l'invio dei dati e questo ha alimentato facili polemiche sul ritardo e l'impossibilità di adeguarsi.

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